E Del Gaudio adesso chiede i danni:
«La mia vita distrutta dal carcere»

Mercoledì 5 Giugno 2019 di Biagio Salvati
Poco più di mezzo milione di euro chiesti al ministero di Giustizia per vedersi riconosciuto il diritto a ottenere un'equa riparazione per la custodia cautelare subita ingiustamente: 12 giorni di carcere scontati per un'accusa, corruzione aggravata dal favoreggiamento camorristico, che invece non c'era, archiviata dopo circa due anni dallo stesso giudice che l'aveva arrestato. Pio Del Gaudio, commercialista, ex sindaco di Caserta, conoscerà a breve l'esito della decisione della Corte di Appello di Napoli (presidente Antonia Gallo) davanti alla quale ieri è stato discusso la sua storia giudiziaria dagli avvocati Dezio Ferraro e Giuseppe Stellato.
 
Nell'istanza di riparazione per ingiusta detenzione l'arresto in carcere del luglio del 2015 - i legali hanno avanzato precisamente la richiesta quantificata in 516 mila euro. Una cifra che non è il frutto di un calcolo matematico come solitamente avviene in questi casi, ma che è il massimo che si può chiedere perché, quell'arresto ha causato diversi danni: un'interruzione della carriera politica, la distruzione di un'immagine e quella dei rapporti familiari e le conseguenze lavorative e finanziarie. Un'esperienza detentiva nel padiglione con camorristi ed un mondo esterno fatto di persone che non l'hanno voluto più incontrare, nemmeno come professionista, oltre un figlio che ha dovuto decidere improvvisamente di frequentare la facoltà di Medicina a Milano per staccarsi da quel periodo nero, con tutte le conseguenze immaginabili.

Un tracollo anche finanziario e poi, a scarcerazione avvenuta quella corsa di 4 chilometri nella Reggia di Caserta e piangere per altri quattro. Una storia da «sono innocente» nata da un accusa «via telefono». Giuseppe Fontana (Pino o Pinuccio per gli amici), originario di Casapesenna e residente da tempo a Caserta, perno centrale dell'indagine, è il principale accusatore via intercettazioni dell'ex sindaco di Caserta Pio Del Gaudio perché è dalle intercettazioni a suo carico che emerge la storia dell'illecito finanziamento a favore dell'ex primo cittadino e, prima ancora, di un ex consigliere regionale (30 mila euro per le elezioni regionali del 2010). Storia che il Riesame ha smontato pezzo per pezzo, ritenendo «insufficienti» le fonti di prova.

Del Gaudio finisce così nel tritacarne giudiziario dell'inchiesta battezzata Medea è partita proprio dalle intercettazioni del «pool» di imprenditori guidati da Fontana che denunciarono casi di racket e che gli inquirenti hanno poi scoperto essere i cosiddetti furbetti dell'Antimafia. Un gruppo di dieci imprenditori di Casapesenna titolari di un gruppo di aziende che hanno sempre lavorato con enti pubblici nei lavori di somma urgenza per i quali i controlli antimafia sono praticamente nulli. L'ex sindaco al momento non ritiene commentare l'udienza di ieri, attende in religioso silenzio la decisione che potrebbe avvenire nelle prossime ore così come tra qualche giorno. Il pensiero va prima alla decisione del Riesame che considera l'accusa supportata da una tesi «suggestiva» alla quale mancano i pilastri portanti: le prove. Così i giudici dell'VIII sezione del tribunale del Riesame di Napoli annullano l'ordinanza.

Il caso passa alla Cassazione conferma e dichiara inammissibile il ricorso della Direzione distrettuale antimafia. Poi l'archiviazione che mette il sigillo dell'innocenza. I giudici della Libertà smontano pezzo per pezzo il complesso quadro accusatorio tratteggiato dal pool antimafia, sostenendo che no, non ci fu alcun accordo corruttivo tra l'ex sindaco e l'imprenditore Pino Fontana, ritenuto contiguo al clan Zagaria. Insomma, «non ci sono state prove di un accordo tra Del Gaudio e Fontana rispetto all'elargizione di una somma di denaro a favore di un consigliere regionale in occasione delle elezioni regionali del 2010». Una detenzione ingiusta. © RIPRODUZIONE RISERVATA