Caserta, opere e strade chiuse
e De Micheli avverte: «Basta ostacoli»

Domenica 12 Gennaio 2020 di Antonio Pastore

Per dare un chance alle capacità di Terra di Lavoro, per invertire la tendenza alla desertificazione industriale sempre più evidente e dare un futuro allo sviluppo nel Casertano, bisogna passare per la strada obbligata dell'adeguamento infrastrutturale del territorio, mettendo mano (anzitutto) alla realizzazione di quelle opere viarie e ferroviarie che da decenni (e più) inspiegabilmente languono.

A dare una sferzata all'immobilismo, facendo pressing sul ministero retto nel Conte-bis da Paola De Micheli, ci ha pensato l'altro ieri la delegazione capuana giunta a Roma per perorare finanziamenti indispensabili a sbloccare i lavori di risanamento del Ponte Nuovo sul Volturno. Perché, come hanno spiegato al ministro a conclusione dell'incontro che ha visto la presenza del sindaco Branco, dell'assessore Luigi Di Monaco e dell'ex vicepresidente della Provincia ed ex consigliere regionale Adolfo Villani, «lo stato di dissesto dei ponti sul Volturno, così come di altre opere simili in Terra di Lavoro, ad esempio, è anche conseguenza del mancato completamento de terzo lotto della variante Anas e del progettato prolungamento della tangenziale di Napoli fino ai caselli dell'A1 di Santa Maria Capua Vetere e di Capua-Pastorano». La proposta immediata della pattuglia capuana, che interpretava pure il desiderio di tanti amministratori della conurbazione casertana, è stata un convegno per favorire la riqualificazione di questa importante tranche dell'area metropolitana regionale, con la presenza centrale del ministro Paola De Micheli. La quale ha dato la sua disponibilità rimandando i dettagli dell'iniziativa all'approfondimento della struttura tecnica del ministero. D'altra parte pochi, malandati e ormai obsoleti sono la maggior parte dei collegamenti attuali, viari e ferroviari, della conurbazione. E la paralisi delle opere progettate li logora ogni giorno che passa.

La variante Maddaloni-Capua, monca e ferma a Santa Maria, citata nell'incontro romano, obbliga al passaggio sui ponti del Volturno di un traffico sovradimensionato rispetto alla capacità dei viadotti. Il vecchio Ponte Romano in questo momento sopporta tutto il flusso veicolare che dal nord della provincia deve raggiungere la conurbazione casertana e l'area napoletana tanto che sono ormai urgenti delle prove di carico per valutarne la tenuta strutturale. «Più in generale al ministro abbiamo fatto presente - racconta Adolfo Villani - la particolare situazione delle città della conurbazione casertana, divenute a partire dagli anni Novanta, ma anche prima, sedi di funzioni strategiche dell'area metropolitana di Napoli ma senza avere uno sviluppo adeguato nella mobilità a causa dello stallo nel quale si trovano grandi infrastrutture viarie già progettate e in parte già finanziate». Il territorio casertano, pur non godendo di una programmazione illuminata, è diventato negli ultimi decenni del secolo scorso un «centro di riequilibrio» delle funzioni dell'area metropolitana napoletana, affiancando alle tradizionali vocazioni abitative e commerciali - che avevano visto la migrazione dalla provincia partenopea di persone e sedi della grande distribuzione - un'offerta in settori culturali ed economici di primaria importanza.

Al ministro nel vertice ne è stato fatto un parziale elenco. Dall'università Luigi Vanvitelli (con i poli di Aversa, Caserta, Capua, Napoli e Santa Maria Capua Vetere) al Cira, che ha i più importanti impianti di prova in campo aerospaziale; dal centro del 17mo Reggimento addestramento volontari «Acqui» all'Interporto Sud Europa (Ise), con il suo smistamento Marcianise-Maddaloni, punto di riferimento italiano del Corridoio europeo 1 e del Corridoio europeo 5. A fronte di tutto ciò, c'è l'elenco delle gradi opere di mobilità incompiute. Tra quelle che bruciano di più, forse perché più inspiegabili, sono state citate al ministro l'inserimento dell'intera ex Ferrovia Alifana, diventata MetroCampania Nord Est, nel sistema della metropolitana regionale, della sospirata metropolitana leggera Capua-Maddaloni, dell'aeroporto Salomone (dismesso dalle Forze Armate nel 2008 e affidato all'Enac, possibile ma congelato ulteriore scalo campano) e infine del collegamento tra porto di Napoli e stazione di smistamento di Marcianise. «Sono queste le cose - conclude Villani - su cui l'area casertana si gioca il suo futuro».

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