Voti comprati dal clan Belforte:
«Portate anche gli zingari ai seggi»

di Mary Liguori

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Da un alto si piegano e tacciono, dall'altro ammiccano e si adeguano. Perché così fan tutti e se cambi registro ti tagliano fuori. È il sistema e, dopotutto, è irresistibile. Ma non sempre vince perché se, come sostiene la Dda, nel 2015 s'è fatto mercimonio di voti a Caserta, comprati a botta di buoni pasto o benzina o con banconote da 20 euro, è altrettanto vero che nessuno degli arrestati accusati d'aver pagato per comprare un posto a Santa Lucia è riuscito a farsi eleggere. Qualcuno di loro, per la verità, ci è andato molto vicino, come Lucrezia Cicia, prima dei non eletti in quota Forza Italia. Per la Dda il suo successo elettorale, 12.285 preferenze, fu anche frutto di tre assegni staccati per acquistare un consistente pacchetto di voti. Prezzo modico: 11.500 euro. Che avrebbe recuperato in un paio di mesi se fosse entrata in Consiglio regionale. Un investimento sicuro, dunque.
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Mercoledì 6 Febbraio 2019, 13:00 - Ultimo aggiornamento: 06-02-2019 18:15
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