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Casertavecchia liberata dai ripetitori:
dal Borgo spostate a Poggio Montone

Domenica 26 Giugno 2022 di Nadia Verdile
Casertavecchia liberata dai ripetitori: dal Borgo spostate a Poggio Montone

Via le antenne da Casertavecchia. Questa volta sembrerebbe vero.
«Il Comune ha detto l'assessore all'urbanistica Domenico Maietta - provvederà alla consegna del sito di delocalizzazione, zona Poggio Montone, in corso di frazionamento catastale, entro un paio di settimane; una metà sarà affidata ai titolari degli apparati di prima rete, come già stabilito da sentenza, un'altra metà andrà per la delocalizzazione della restante parte degli apparati trasmittenti che si sono costituiti in consorzio». Anche questa è una storia lunga, decennale. Un ventennio fa l'amministrazione Falco tentò con un'ordinanza di rimuovere le antenne dal borgo, ma quell'ordinanza fu impugnata dai vari gestori, dalla telefonia alle radiofrequenze, poiché non era stato individuato, prima di delocalizzarle, il sito idoneo per la loro nuova sistemazione. Le antenne così rimasero lì a deturpare il borgo. Un'occasione persa che è costata anni di mortificazioni ad uno dei belvedere più belli della Campania, antenne che da decenni sfigurano l'equilibrio tra natura e paesaggio architettonico del borgo medievale.

Il lungo e farraginoso iter ha continuato però il suo cammino. La Regione Campania approvò il piano delle radiofrequenze e il comune di Caserta vinse un contenzioso che gli ha permesso di diventare proprietario di un terreno a Poggio Montone, là dove sono già collocate le antenne della Rai e di Mediaset. Nell'area divenuta comunale un tempo era previsto l'impianto di un serbatoio per l'acqua che oggi non serve più e quindi il terreno divenne strategico per la delocalizzazione. Così, grazie ad una congiuntura favorevole perché quel luogo fu individuato come idoneo dal piano regionale, alla fine del 2017 iniziò la nuova azione per la delocalizzazione. «Le antenne saranno finalmente spostate continua Maietta - ma non è merito dei tanti parolai e scribacchini; c'è stata una intensa e preliminare azione di controllo, sono state realizzate analisi e rilievi prima con una società privata incaricata dal Comune, che evidenziò in più punti lo sforamento dei limiti della soglia di tollerabilità, poi l'intervento dell'Agenzia regionale per l'ambiente che ha imposto l'allontanamento dal centro abitato e monumentale di Casertavecchia degli apparati trasmittenti. In definitiva, tra prime e seconde consegne, nel giro di un mese calerà il sipario su una storica sconcezza patita dalla nostra terra più di mezzo secolo fa, senza che qualcuno allora alzasse un dito, si scandalizzasse e si scagliasse contro questo abuso e sfregio della nostra terra».

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Agli inizi del 2018 il sindaco Carlo Marino dichiarò: «Iniziano le procedure per inoltrare l'ordinanza ai vari gestori ai quali indicherò, senza incorrere in errori, che non ci sono più vie d'uscita perché non solo la delocalizzazione è prevista dal piano regionale ma c'è anche il sito idoneo dove poter collocare le antenne. Vantaggio ulteriore sarà quello di portare nelle casse comunali anche qualche provento perché quel terreno sarà dato in fitto ai gestori. Lavoreremo alacremente affinché il tutto avvenga in tempi brevi». Quattro anni e mezzo dopo, forse, ci siamo e se è vero il detto che non è mai troppo tardi vale anche il monito che la burocrazia e le lungaggini amministrative e legali uccidono lo sviluppo delle comunità e dei luoghi. A Casertavecchia, monumento nazionale dal 1960, quelle antenne sono rimaste per decenni un marchio di infamia che ha fatto gridare allo scandalo generazioni di visitatori e ha tenuto in ginocchio i residenti. Recitava il decreto di Gronchi: «Il Borgo medioevale di Casertavecchia, complesso edilizio di straordinaria importanza raccolto intorno ai suoi monumenti maggiori costituisce un esempio tra i più rari di conservazione, racchiusa nella cerchia del vecchio perimetro». Da allora le cose cambiarono e molte furono nefaste. Le antenne uno dei mali peggiori.
 

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