Casertavecchia, selva di antenne
sfregia castello e paesaggio

di Franco Tontoli

È spuntata come un lungo stelo di graminacea tra i primi papaveri, è un fuso di metallo ed è l'ultima antenna venuta ad arricchire le ferraglia che fa da ornamento al borgo di Casertavecchia. L'aggeggio viene a occupare la visione del paesaggio che si ammira da uno dei Belvedere, dal parapetto dello slargo del Seggio, ai piedi della leggera salita per piazza Duomo; quello che pare un enorme schermo in cinemascope, dove lo sguardo va fino al Vesuvio e fino a Capri e alla lingua di mare del litorale Domizio, viene diviso in due, come da un segnalibro metallico.

Fastidioso rispetto all'estetica dell'insieme, al paesaggio e allo sfondo delle architetture se l'aggeggio, che in altezza sfiora i dieci metri, lo si guarda dal basso, dal Belvedere inferiore cui si accede dalla strada parallela a quella in salita della pineta. Una lama d'argento, più giovane del gruppo di ferraglia arrugginita rappresentato dal mazzo di tralicci che sorreggono i padelloni di antenne paraboliche, specchi riflettori di onde magnetiche che certamente servono, sono di telefonia e di televisioni, utili ma per i quali non si è mai studiata una collocazione che non stridesse con l'insieme architettonico e paesaggistico. Da qualunque parte si voglia fotografare il mastio, la torre più massiccia e alta d'Europa, la torre del campanile del duomo e l'insieme che si vede da via del Seggio, si immortala la ferraglia in questione. Un'offesa anche per il torrino portante i tralicci, adiacente a un campanile di quelli non a torre ma intagliati, vestigia di una chiesetta che fu.
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Venerdì 19 Aprile 2019, 12:00
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