«Pestato dagli agenti in carcere»,
detenuto per furto scrive ai pm

Venerdì 15 Novembre 2019 di Mary Liguori
Pestato, deriso, minacciato. Punito con l’isolamento quando ha cercato di superare la barriera delle guardie penitenziarie, quando ha chiesto di essere portato in direzione. E, al momento, della presunta storia di violenza che si starebbe consumando dentro le mura del carcere di Santa Maria Capua Vetere, la direttrice non è al corrente. Elisabetta Palmieri però chiarisce: «A Santa Maria Capua Vetere queste cose non succedono». E in effetti, negli ultimi anni, di vicende di questo tipo, non se ne sono registrate. Ma il detenuto, un quarantenne che sta scontando una piccola pena per furto, racconta tutta un’altra storia. Una storia che è riuscito a far conoscere al suo avvocato che, lo scorso 12 novembre, ha scritto al procuratore per chiedere che il detenuto venga interrogato. «Il mio assistito - si legge nella denuncia - afferma di essere stato vittima di minacce verbali e pestaggi insieme ad altri detenuti». «Ha tentato più volte di denunciare tali accadimenti, ma nessuno del personale dell’amministrazione penitenziaria ha voluto prendere in consegna la denuncia. Riferisce, anzi, di essere stato strattonato da un capoposto e da un appuntato che lo hanno schiaffeggiato e gli hanno detto che non l’avesse finita gli avrebbero «rotto tutti i denti». «Tale situazione - si legge ancora nella denuncia - ha generato nel detenuto un fondato motivo di temere per la propria incolumità». L’avvocato ha chiesto alla Procura di interrogare quanto prima il detenuto «per accertare i fatti» e di adottare tutti i provvedimenti necessari per tutelarne l’incolumità, «primo tra tutti il trasferimento in altro istituto di detenzione».
 
«Adesso basta, ci hai rotto il c., ti facciamo mangiare con la cannuccia»: sarebbe questa una delle minacce che un capoposto e un appuntato di polizia penitenziaria avrebbero rivolto al 40enne quando, dopo tre giorni di sciopero e precedenti aggressioni, gli è stato proibito di sporgere denuncia. «Nessun medico mi ha visitato, nonostante dopo le prime 24 ore di sciopero della fame e della sete fossi stato portato in infermeria», si legge nella lettera consegnata dal detenuto all’avvocato. «Quando ho iniziato a insistere per incontrare il direttore, non solo mi è stato negato, ma mi hanno pesantemente minacciato e preso a schiaffi. Al ritorno in reparto, i compagni di cella mi hanno messo in guardia: hanno detto che me l’ero “cavata con due ceffoni” perché a loro, in altre occasioni, era andata molto peggio». 
 
«Mio marito è in isolamento, siamo molto preoccupati per lui, abbiamo paura che gli accadano cose peggiori per aver cercato di denunciare i soprusi»: è quanto ha dichiarato la moglie del detenuto i cui racconti, ovviamente, sono tutti da verificare. Nella lettera trasmessa alla Procura il 40enne usa però toni allarmanti: «La responsabilità di ciò che accadrà alla mia persona sarà da attribuire agli agenti e i peggioramenti della mia salute saranno responsabilità della direzione sanitaria»
  Ultimo aggiornamento: 11:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA