Asl Caserta, tra i furbetti del cartellino
anche il capo dell'emergenza Covid

Giovedì 26 Novembre 2020 di Mary Liguori

C'è anche il coordinatore dei covid team e responsabile dell'emergenza per l'Asl di Caserta tra gli indagati per assenteismo sospesi dal lavoro al termine di una delicata inchiesta della Procura di Napoli Nord. Sono sette, in tutto, le misure di sospensione dall'esercizio delle pubbliche funzioni spiccate dal gip Vincenzo Saladino su richiesta della Procura diretta da Francesco Greco che ipotizza il reato di truffa al sistema sanitario nazionale. Oltre il direttore dei covid team, Enzo Iodice, l'interdizione di sospensione dall'esercizio delle pubbliche funzioni ha colpito i dirigenti medici Gaetano Alisandri, Antonio Menditto, Giuseppe Di Giorgio, Elisa Barbato, Maria Rita Spagnuolo e Giovanni Verde. Sospensione dal pubblico servizio, invece, per gli operatori tecnici e i collaboratori amministrativi Antonio D'Angelo, Valeria Di Giorgio, Roberto Lauro, Salvatore Spadavecchia, Maria Rosaria Genovese e Arturo Geremia.

Immediata la reazione di Enzo Iodice, figura chiave in questo momento per la gestione dell'emergenza nel Casertano. «Per i dirigenti e per i dipendenti è stata ipotizzata una sola ipotesi delittuosa, ma i dipendenti vengono pagati a orario mentre dirigenti come Enzo Iodice hanno un contratto legato al raggiungimento degli obiettivi aziendali», spiega l'avvocato Mauro Iodice che rappresenta il responsabile dell'emergenza Covid. «Riponiamo ampia fiducia nella magistratura e chiederemo di essere interrogati immediatamente per chiarire quello che è un grande equivoco. Siamo in grado di dimostrarlo con il contratto di diritto privato che lega il dottor Iodice all'Azienda».

Ma andiamo alle contestazioni che i sostituti procuratori Giovanni Corona e Stefania Faiella muovono nei confronti dei dipendenti dell'Asl. L'inchiesta è partita nel 2017 in seguito a una segnalazione ai Nas da parte della direzione casertana dell'Azienda sanitaria. Fu riscontrata, all'epoca, una serie di difformità, cancellature e aggiunte, nel sistema di gestione delle presenze. Pochi giorni dopo, i carabinieri montarono diverse telecamere nascoste nel distretto Asl di via Santa Lucia ad Aversa. Quelle videocamere hanno filmato i movimenti degli indagati che, secondo il teorema accusatorio, dopo aver timbrato il badge uscivano con la scusa della «missione esterna» per occuparsi di faccende personali. C'è chi andava a fare la spesa, chi a sbrigare faccende di famiglia, chi, ancora, a far visita ai defunti al cimitero. Intercettazioni e pedinamenti, dal punto di vista della Procura, hanno ricostruito il «vuoto» tra il timbro d'entrata e quello d'uscita sui cartellini dei dipendenti indagati. In soli tre mesi, emerge da quanto raccolto dai carabinieri del Nas di Caserta, sono stati accertati complessivamente 270 casi di allontanamento illecito, alcuni addirittura a cadenza quotidiana. C'è, agli atti, il caso limite di un dipendente che, su 58 giorni di presenza registrati, si sarebbe allontanato illecitamente dal posto di lavoro per 36 volte. Secondo la ricostruzione degli investigatori, la modifica illecita delle presenze era opera dell'addetto alla registrazione.

Il distretto sanitario colpito dall'inchiesta ricopre in questa fase di emergenza un ruolo nevralgico. Ad Aversa sono attualmente oltre 1300 le persone positive al coronavirus e a via Santa Lucia, sede del distretto Asl dove lavorano i medici indagati, è stato allestito il polo per la somministrazione dei tamponi nonché il drive in dell'Esercito. Proprio per questo, come già avvenuto nel caso dell'inchiesta sull'assenteismo al Loreto Mare di Napoli, il gip potrebbe valutare la possibilità di lasciare al lavoro il personale sanitario colpito dall'ordinanza di sospensione per evitare di creare ulteriori disagi all'utenza in un momento così complicato dove il personale medico-infermieristico di per sé già carente da un punto di vista numerico è sotto stress per i carichi di lavoro eccezionali dovuti alla pandemia.
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Ultimo aggiornamento: 10:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA