CORONAVIRUS

I «fantasmi» del litorale domizio:
test solo per 500 a Castel Volturno

Mercoledì 24 Giugno 2020 di Vincenzo Ammaliato

Sono circa cinquecento i test sierologici eseguiti su base volontaria nella città di Castel Volturno dall'Asl da quando è iniziato lo specifico progetto, da inizio giugno. I pazienti che si sono sottoposti ai test sono in prevalenza immigrati d'origine africana, l'esercito di stranieri che popola la zona, molti dei quali irregolari e senza assistenza sanitaria di base. Ma fra loro ci sono stati anche cittadini italiani che hanno approfittato della possibilità offerta gratuitamente dall'Asl per verificare la propria condizione in merito al Covid 19. E dei circa cinquecento test, nel sangue di dieci pazienti sono state trovate tracce che riportano al coronavirus. Fortunatamente, per tutti e dieci il successivo tampone ha dato esito negativo. «Molto probabilmente si tratta di pazienti che sono entrati in contatto col Covid 19 nei mesi scorsi, che non ne hanno sviluppato i sintomi e che nel frattempo ne sono pure guariti», spiega Sergio Serraino, responsabile dell'ambulatorio Emergency di Castel Volturno, che insieme ad altre associazioni ha fatto opera di sensibilizzazione presso la comunità di africani affinché quante più persone si sottoponessero ai test sierologici.

LEGGI ANCHE In fuga dalla zona rossa per lavorare nei campi: è allarme a Mondragone

L'ex Canapificio, un altro gruppo di volontari impegnato in prima linea nel contenimento del virus fra i popoli migranti della fascia Domiziana, invece, lamenta la risposta istituzionale non sufficiente per gestire al meglio il fenomeno fra i cittadini appunto stranieri. «Abbiamo proposto al governo d'istituire un centro di controllo sanitario permanente sulla Domiziana spiega Mimma D'Amico ma la richiesta è rimasta inevasa. Il progetto dell'Asl che vede impegnata la cooperativa Demetra è importante, anche noi abbiamo dato il nostro contributo volontario, ma non basta. L'emersione degli irregolari è il presupposto per ogni progetto, sia sociale, sia sanitario. E la regolarizzazione istituita dal governo il mese scorso permetterà un emersione bassissima sulla Domiziana, ben al di sotto del dieci per cento. Tutti gli altri resteranno fantasmi, gente non censita in alcun registro e per questo vulnerabile». E come dimostrato dai recenti casi di Mondragone, in caso di contagio potrebbero rappresentare un pericolo non solo per se stessi, ma anche per la salute pubblica collettiva, perché si tratta di soggetti fluidi, della cui esistenza, spesso, non c'è alcuna traccia in Italia.

Non a caso la fascia domiziana rappresenta un caso unico in tutto il continente europeo, con una presenza di stranieri irregolari (fra i cittadini africani e dell'Est Europa) che in alcune località supera quello dei residenti registrati all'anagrafe. La comunità dei bulgari, seppure formata da cittadini comunitari, non fa eccezione in questo delirio. Perché si tratta per lo più di gente che si sposta in modo stagionale. Arriva a Mondragone a marzo e aprile e resta fino a settembre, massimo ottobre. È impegnata quasi tutta nella raccolta di ortaggi e frutti estivi coltivati nelle campagne dei Mazzoni. In tutto il periodo della raccolta nessuno li censisce in alcun registro pubblico. E seppure qualcuno avesse il desiderio di farlo, leggi e regolamenti comunali lo impedirebbero o lo renderebbero oltremodo complicato.
 


Sulla farraginosità di codici spesso anacronistici ha gioco facile l'illegalità e la sopraffazione dei prepotenti di turno. A parte quanti praticano affari illegali, gran parte degli immigrati della Domiziana è impegnata in lavori umili e per i quali serve o grossa forza fisica, o resistenza da superuomo. A queste condizioni estreme si aggiungono la scarsa sicurezza sui luoghi di lavoro e le basse paghe, ovviamente a nero. Questo è possibile perché si tratta di gente che per lo Stato italiano non esiste. Ma che invece qui sopravvive e lavora. E a speculare sono in tanti, non solo i datori di lavoro; fra questi i proprietari delle case che occupano. Spesso tuguri, nei quali nessun cittadino italiano vivrebbe e per i quali gli immigrati pagano cifre ben al di sopra dei normali prezzi di mercato, ovviamente anche in questo caso a nero. Insomma, sulla pelle degli immigrati domiziani sono in tanti a speculare. Se poi, d'un tratto, arriva una pandemia, le carte si rimescolano. E così, sia il lassismo istituzionale su un fenomeno che andrebbe governato costantemente, sia lo sfruttamento dei miserabili chiedono il conto. E a questo punto a pagare sono tutti: nessun vincitore, sulla Domiziana ci sono solo perdenti.

Ultimo aggiornamento: 11:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA