Centro sociale-Sprar sequestrato,
il gip: rischio crollo, colpa Regione

di ​Mary Liguori

Il gip Orazio Rossi non ha avuto bisogno neanche di quarantotto ore per decidere che il Centro sociale di Caserta non deve riaprire. Avrebbe potuto prendere più tempo, di giorni a disposizione per trarre le sue conclusioni ne aveva dieci, ma il giudice per le indagini preliminari già ieri mattina ha convalidato il sequestro emesso d’urgenza dai pm Alessandro Di Vico e Anna Ida Capone nei confronti dell’ex Canapificio. E, il gip, ha anche individuato il responsabile dello stato di fatiscenza dei locali di viale Ellittico: non i soci del Centro sociale, ma la Regione Campania che di quelle strutture è proprietaria. Dice il giudice che benché l’Ente campano fosse a conoscenza dello stato di degrado in cui versa l’ex Canapificio, non ha fatto nulla per riportare le strutture in uno stato di sicurezza. A questo punto, ai carabinieri, delegati all’indagine, non resta da stabilire quali uffici della Regione siano responsabili del reato già ipotizzato, che è quello di omissione di lavori in edifici che minacciano rovina. E, secondo la Procura di Santa Maria Capua Vetere, non v’è dubbio alcuno circa la «rovina» imminente dei capannoni, il rischio crollo in cui versa il Centro sociale «è concreto». Lo stabiliscono i consulenti, i vigili del fuoco e il personale dell’Asl che, con le loro perizie, hanno determinato il sequestro del Centro sociale. Le perizie, evidentemente, non lasciano adito a dubbi. Lo si evince dalla rapida e lapidaria decisione del gip. Ed è chiaro che, prima i pm, poi il gip, stanno agendo nella tutela della pubblica incolumità visto che, fino a martedì scorso, decine di persone frequentavano i locali ora chiusi dai sigilli. Persone la cui sicurezza è stata messa a rischio dallo stato di degrado in cui versa il Centro.

Ma, mentre la magistratura lavora, sulla testa dell’inchiesta e dal Centro sociale si è innescata una inevitabile battaglia politica. Dopo il botta e risposta tra Matteo Salvini e il sindaco Carlo Marino, col vicepremier che già mesi fa denunciò che «il centro sociale è abusivo», si è innescato lo scontro a distanza tra gli attivisti e il ministro, con i primi che accusano il secondo di avere usato a «sproposito» la frase «la pacchia è finita», oramai leitmotiv delle esultanze via twitter del leader della Lega dopo ogni operazione di polizia o carabinieri. Ultimi, gli esponenti della Lega casertana secondo i quali l’inchiesta prende le mosse proprio dall’interessamento del vicepremier. Ma, e sembrano non tenerne conto, i sigilli sono il risultato dei sopralluoghi strutturali e non sono riguardano lo stato di presunta «abusività» del Centro sociale nell’edificio della Regione, regolato da un comodato d’uso gratuito scaduto, questo sì, nel lontano 2014. Letture alternative, dunque, che accompagnano questi giorni di caotiche reazioni con gli attivisti del Centro sociale determinati a non mollare e una parte della società civile che dà loro man forte. Non conta che gli edifici siano pericolanti. Non importa che le armature che reggono i capannoni siano ossidati «come quelli dei ponti a rischio crollo». Ciò che conta è «resistere» e per farlo gli attivisti del Centro sociale Ex Canapificio si stanno organizzando in tutti i modi, a partire da un presidio fisso sotto il palazzo di governo a piazza Vanvitelli. È iniziata all’indomani del sequestro la quattro giorni di passione del Centro sociale che, col supporto di una parte della cittadinanza, intende continuare a rendere servizi ai migranti e ai cittadini. Dopo i sigilli dei carabinieri, su ordine della Procura di Santa Maria Capua Vetere, nei locali di viale Ellittico non si può più mettere piede. Poco male. Il giorno dopo, nell’area antistante i capannoni, gli attivisti hanno piazzato un gazebo e hanno continuato le proprie attività.
 
Venerdì 15 Marzo 2019, 07:00
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