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Il saluto del trafficante dei rifiuti, è bufera:
«Ero io dietro quel profilo, chiedo perdono»

Venerdì 18 Marzo 2022 di Marilù Musto
Il saluto del trafficante dei rifiuti, è bufera: «Ero io dietro quel profilo, chiedo perdono»

«Un abbraccio a tutti i cesani». È un messaggio scritto su Facebook dal sapore amaro che i cittadini di Cesa (Caserta) hanno ripugnato. Il primo ad accorgersi del «saluto» virtuale di Gaetano Vassallo, il «re» del traffico di rifiuti nella Terra dei Fuochi - simbolo della decadenza ambientale fra Napoli e Caserta - è stato il sindaco di Cesa, Enzo Guida, che con un lungo post di risposta sul gruppo «Sei di Cesa» ha ribattuto: «Cancellate subito il messaggio di Gaetano Vassallo, l'uomo noto per averci avvelenati scaricando di tutto nelle nostre terre. Per sua esplicita ammissione, ha contributo a far aumentare tumori nelle nostre zone, molto spesso a danno dei bambini». Molti, troppi i piccoli «uccisi» dal cancro nel triangolo della Terra dei Fuochi. E l'emergenza non è mai finita.
Intanto, molti boss condannati per aver alimentato l'inferno dei rifiuti tossici intombati in Campania, sono tornati in libertà. Altri, come Gaetano Vassallo (collaboratore di giustizia uscito dal programma di protezione) hanno tentato una riappacificazione con il territorio di origine. Cesa è il paese di Vassallo e dei suoi otto fratelli. Ma la risposta del sindaco Guida, mercoledì sera, non si è fatta attendere: «L'abbraccio social del pentito Gaetano Vassallo è l'ennesimo schiaffo alla nostra comunità, una offesa alla memoria dei morti per tumore, alle famiglie che soffrono. Cesa ha voltato pagina, quest'uomo stia lontano da noi». Così, il gruppo «Se sei di Cesa» ha rimosso il post del camorrista-imprenditore. Subito dopo, però, si sono rincorsi interrogativi sulla identità del profilo. Fino a quando Gaetano Vassallo è uscito allo scoperto.
È stato raggiunto al telefono da Il Mattino e ha confermato: «Sono stato io a scrivere quel post». Oltre dieci anni da carcerato lo hanno mortificato, schiantato, afflitto, ma è lui il figlio del munnezzaro venuto dal basso (il padre aveva avviato l'impresa dei rifiuti, oltre 30 anni fa). Dimagrito, con il volto visibile sul suo profilo facebook, è agli arresti domiciliari per scontare una condanna a sei anni e ci resterà fino al 2024. Dopo cinque anni di oblio (nei processi non si vedeva più), l'accusatore dell'ex sottosegretario Nicola Cosentino, è tornato.

L'imprenditore camorrista pentito saluta Cesa, la città che ha avvelenato

Lui, l'uomo che ha saputo trasformare l'immondizia in oro gestendo una delle più grandi discariche in Campania (la cava Giuliani) fra Parete e Giugliano, si duole di non avere contatti con il suo paese di origine, che ora lo respinge: «Mi fa senso leggere frasi di chi ha ucciso, attraverso i suoi loschi affari, tanti cesani. Si vergognasse!», scrive Cetti Oliva su Facebook. E giù altri commenti simili. Ma il pentito di camorra insiste: «Ho sbagliato, chiedo scusa, non volevo suscitare questo clamore, ma voglio spiegare che imploro perdono ogni giorno per ciò che ho fatto, sono davvero pentito».
Il sindaco di Cesa non molla: «Mi chiedo se quelle poche parole scritte da Vassallo contengano qualche messaggio cifrato». Gaetano Vassallo gode, dunque, della possibilità di poter avere contatti pur stando agli arresti domiciliari. Ma Cesa non ne vuole sentir parlare: il suo libro-confessione, intitolato «Così vi ho avvelenato» è una ferita aperta. Nel libro scritto con Daniela De Crescenzo si parla dell'attività svolta dagli anni 80' in poi per conto della camorra casalese e dei rifiuti. Al Comune di Cesa, Vassallo ricoprì l'incarico di assessore negli anni 90, poi fu arrestato e il suo arresto fu tra i motivi dello scioglimento del Comune. Fino a quando i suoi verbali-confessione da pentito squarciarono il velo di connivenze con la politica. Era il 2009. E la frase «l'Eco 4 song'io» attribuita a Nicola Cosentino segnò la parabola discendente dell'ex politico più influente di tutta la Campania.
 

Ultimo aggiornamento: 20 Aprile, 10:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA