Clan Zagaria, le ricchezze confiscate del boss sono in malora

Lunedì 21 Ottobre 2019 di Marilù Musto
Un piccolo negozio a San Marcellino. La famiglia Zagaria riparte da lì, dal commercio al dettaglio che non dà nell'occhio. Dopo la pizzetteria aperta e in poco tempo chiusa proprio nel cuore di Casapesenna oltre dieci anni fa, quando il boss Michele Zagaria era ancora latitante, ora i superstiti della famiglia del capoclan cercano di reinventarsi. Tutto regolare. Mentre Michele Zagaria è ancora in carcere e non ha intenzione di collaborare con la giustizia, il suo fedelissimo Vincenzo Inquieto viene di nuovo arrestato. Ma lui, il boss, ha ripetuto più volte che non cederà. Ciò che cercano gli inquirenti, la Procura, sono i «tesori» del boss di Casapesenna all'estero. Intanto, i «tesori» nel casertano, le ville di via don Salvatore Vitale fra San Cipriano e Casapesenna, muoiono ogni giorno. Confiscate, sono ora abbandonate. Il riutilizzo sociale è avvenuto, ma non del tutto.
 
L'immensa fortezza Zagaria - una serie di ville una dietro l'altra - si trova quasi di fronte al Tempio «Mia Madonna e mia salvezza» ed era un fortino per la famiglia del boss: cancello scorrevole sempre chiuso, un trattore posizionato all'entrata: lì vivevano la madre Raffaella e il padre Nicola con la sorella Gesualda. La villa sullo sfondo è quella di Pasquale Zagaria descritta anche da Roberto Saviano nel best seller Gomorra, per arrivarci bisogna attraversare un lungo viale alberato. Tutta la struttura, sequestrata nel 1995, confiscata nel 2010 e consegnata al patrimonio comunale sanciprianese il 16 novembre 2016, è formata da tre ville, un capannone industriale e un annesso ufficio, un terreno agricolo e un ampio giardino, ora coperto da rovi. Un tempo era pieno di palme alte e pini. Un complesso articolato per il quale, il sindaco di San Cipriano D'Aversa, Vincenzo Caterino, aveva pensato di avviare un concorso di idee con il coinvolgimento di tutte le associazioni sul territorio. Un iter che non si bene che fine abbia fatto. Nel frattempo, il capannone è stato usato come deposito per i mezzi della raccolta differenziata.

Delle tre ville protette dal lungo muro di recinzione, due sono allo stato grezzo, l'una difronte all'altra e quasi a guardia dell'intera struttura. Il tetto costruito in entrambe ha evitato che le intemperie potessero guastare anche le parti interne, ancora senza intonaco ma con scale e tramezzature fatte. La terza villa, alla fine del viale è quella nella quale hanno abitato i genitori e la sorella. Un lucernaio a cupola illumina una enorme scala. Nella cantina, all'interno della quale ci si arriva a fatica tra fili di impianto elettrico divelto e depredato del rame, e materiale bruciato da un vecchio incendio ancora si intravede un biliardino, delle poltroncine ed una scrivania. Tutto intorno piante di piccolo e grosso fusto, un campetto di calcetto delimitato da una rete verde ed in lontananza, come da antologia criminale, l'immancabile statua di Gesù Cristo che stona con tutto il resto. Al primo piano ci sono ancora delle scarpe e poi quaderni con dei compiti.

Intanto, uno dei fratelli Michele Zagaria, Carmine ora abita a San Marcellino. Con la moglie Tiziana Piccolo, ha aperto lungo Corso Italia anche un negozio di abbigliamento. Ultimo aggiornamento: 13:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA