Coronavirus, Caserta deserta
​e pulita: ostaggio di silenzi e paura

Lunedì 23 Marzo 2020 di Franco Tontoli
Caserta, prima domenica di primavera, prime ore della mattinata e sarà così fino a sera. Casertani sigillati in casa, breve giro per il centro urbano, i pedoni si contano sulle dita di una sola mano, alcuni in fila all'edicola di via G.M. Bosco e a quella del Parco del Corso, pochissime le auto in transito, in piazza Andolfato il doppio filtro di auto della polizia di Stato, un altro della Polizia Municipale in viale Borsellino, automobilisti a sciorinare autodichiarazioni, per qualcuno si verbalizza. La risposta all'invito trasformato poi quasi ordine di recludersi nelle proprie abitazioni è molto soddisfacente, qualche pecora nera ci sarà ma di primo mattino non è evidente. Ciò che è evidente è il lindore accecante, strade spazzolate come tappeti, innaffiate di disinfettanti, il ricordo va alle strade preparate per il percorso delle processioni primaverili che erano grandi avvenimenti cittadini fino alle soglie degli anni Sessanta, il Corpus Domini con benedizione del vescovo in piazza Dante, la processione dell'Ausiliatrice a cura di Salesiani. Si torna al presente con una considerazione da più parti condivisa: ci voleva la jattura del virus per lavarci la faccia, per dimostrare chi siamo e chi ci dobbiamo sforzare, passata il pericolo della pandemìa, di essere costantemente e non più episodicamente.

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SPLENDORE DELLE VIE
Strade pulite per desertificazione, significa che a sporcarle siamo noi tutti indistintamente. A sporcarle di sacchetti di rifiuti depositati fuori orario, di cartoni da imballaggio agli stipiti dei negozi, di cartacce, di bottiglie e di plasticume abbandonati nei vasi portafiori di piazza Dante, sul prato e sul marciapiede-sedile di piazza Gramsci, della Villa Comunale non ne parliamo. Solitamente tutti a dare addosso alla Ecocar appaltatrice dei servizi ecologici che certamente non può disporre servizi continuativi, dopo il prelievo di sacchetti e di ingombranti Il Mattino lo ha documentato in via Vico alcuni giorni fa c'è subito chi provvede a rimetterne di nuovo. Ieri mattina via san Carlo era una fettuccia rilucente, via Mazzini come un tappeto steso da Largo San Sebastiano a piazza Vanvitelli, un nastro anche corso Trieste, la fettuccia lineare da piazza IV Novembre alla Reggia.

GLI ECHI DEL SILENZIO
Silenzio irreale, poco dopo il quadrivio di via Vico-via San Giovanni a un balconcino del primo piano un tricolore steso come i drappi di seta alle processioni accennate. Un distinto signore con beretta domestica, gomiti sull'inferriata, se la fuma assorto, uno sbuffo di qua e uno di la, la visione del Corso è tutta sua, si scuote alla fermata dell'auto del cronista importuno che fotografa il quadretto. A leggerne i pensieri, valutata l'età, starà ripensando alla città che correva ai rifugi nell'estate del 1943, dopo la prima sirena antiaerea, la strada si presentava così, tutti rappresi nelle cantine-rifugio a pregare che dall'alto le bombe prendessero altre destinazioni senza far male. Oggi tutti in casa a fare altrettanto, sperando che lo sciame di virus immaginato come di cavallette, prenda altre vie, come gli storni. In via Cesare Battisti un secondo «quadretto» esemplificativo della desolazione. Sul marciapiede antistante le vetrine del bandi Napoli, là dove sono state sistemate inferriate oblique per preservare gli anditi dai sentatetto che vi stazionavano giorno e notte, un colombo sconsolato zampettava alla ricerca di qualche briciola, spariti i barboni che erano generosi di molliche, si va a cercare altrove. Il disordine delle auto sparito come quello delle cartacce, chi per motivate ragioni ha dovuto farlo ha sperimentato che per attraversare il centro urbano, il diametro della cui circonferenza non supera i 700 metri, bastano 10 minuti a passo regolare, 15 a passo lento. Significa che delle automobili si può fare benissimo a meno: niente disordine di auto parcheggiate in doppia fila, in zone di divieto; nessuna recriminazione per la questione della Ztl che non avrebbe ragion d'essere; nessun colpo al fegato per l'esosità delle tariffe di parcheggio e degli inconvenienti le batoste di multe illegittime per mancato pagamento di minuti di sosta eccedenti quelli preventivati e segnati sul tagliando. La città senza auto, godibile.

L'ACQUA SANTA
Una nota nell'ultima tappa del giro mattutino domenicale. Alla porta della chiesa del Buon Pastore un manifesto di don Antonello Giannotti per ricordare che il 22 marzo è «Giornata mondiale dell'acqua». Ci avremmo volentieri aggiunto l'aggettivo «santa». © RIPRODUZIONE RISERVATA