Coronavirus a Caserta: 15 nuovi casi,
morto il «paziente dieci» ad Aversa

Mercoledì 1 Aprile 2020 di Ornella Mincione

Ancora casi positivi sul territorio casertano. Secondo l'ultimo aggiornamento di ieri, sono 221 i tamponi risultati positivi in tutta la provincia: 15 in più dal precedente aggiornamento di lunedì. È stato registrato però anche un decesso in più, ad Aversa. Si tratta di un uomo di 76 anni, «il paziente 10», riferisce il sindaco Alfonso Golia sul suo profilo Facebook, che esprime anche «dolore profondo e lancinante», oltre ad annunciare un nuovo caso in città, «un familiare del concittadino deceduto». È lo stesso primo cittadino, comunque, a rassicurare dicendo che l'intera famiglia è in quarantena dal primo momento della notizia del primo contagiato.

Tra i nuovi contagiati, dunque, non solo la persona di Aversa, anche cittadini di Bellona, Casal di Principe, Castel Volturno, Gricignano di Aversa, Recale, San Nicola la Strada (di cui ha dato notizia, anche in questo caso, il sindaco su Facebook), San Tammaro, Sessa Aurunca e Capodrise. Oltre i 221, poi, ci sono gli altri numeri: i 15 decessi e gli oltre dieci guariti. Poi ci sono i 329 cittadini in quarantena obbligatoria e 1665 in autoisolamento fiduciario. Il dato dei casi positivi va letto su uno scenario composto da 2325 tamponi eseguiti su tutta la provincia di Caserta, dall'inizio dell'emergenza. E mentre l'ospedale di Maddaloni è prossimo ad aprire la disponibilità di altri 22 posti letto al servizio dei pazienti Covid, il direttore dell'unità operativa complessa dell'azienda ospedaliera Maggi torna sulla guarigione di uno dei pazienti affetti da Coronavirus: «Non so se altri ospedali del Sud Italia lo stanno utilizzando afferma il responsabile Paolo Maggi, direttore del reparto del nosocomio casertano da dove già nei giorni scorsi era stata data la notizia dell'avvio della terapia ma di certo qui a Caserta abbiamo registrato il primo caso di paziente del Mezzogiorno guarito con questo antivirale. Siamo riusciti a ottenere il farmaco poco prima che l'azienda produttrice, una multinazionale americana, chiudesse la finestra temporale riservata all'erogazione gratuita del prodotto», conclude il direttore del reparto di Malattie infettive.
 


Intanto, non si ferma la richiesta da parte dei sindacati di dispositivi di protezione per il personale sanitario dei presidi ospedalieri. In particolare, Cgil, Uil, Fials e Nursing Up in una lettera inviata al direttore generale dell'Asl di Caserta Ferdinando Russo, al direttore sanitario dell'ospedale di Aversa Arcangelo Correra e al responsabile dell'unità di crisi Emergenza Covid 19, scrivono: «Ci rincresce evidenziare che sono trascorsi giorni dalla pandemia di Sars Cov-2, e ancora oggi il personale del comparto (in carenza cronica) e della dirigenza delle aree di Emergenza a contatto diretto con i possibili infetti, non riescono a reperire i dispositivi di protezione individuale come previsto dal Dpcm nazionale. Riteniamo inaccettabile - continua la nota - che tutti gli operatori impegnati in aree ad altissima criticità, alcune delle quali legate alla presenza quotidiana di pazienti positivi, siano stati abbandonati in un limbo, nel timore di poter contrarre e a loro volta diffondere, un agente patogeno altamente infettivo e potenzialmente letale, soprattutto nei confronti della comunità e nelle loro famiglie, con cui vengono a contatto quotidianamente».

I Dip, almeno nel Moscati di Aversa, «vengono distribuiti quotidianamente - risponde il direttore sanitario dell'ospedale aversano Arcangelo Correra -. Tutti gli operatori, specialmente quelli del Pronto Soccorso, hanno il necessario per tutelarsi». Poi, la riflessione: «Il rifornimento per ora e per il prossimo futuro è consistente e garantito. Visto che però non conosciamo che durata avrà l'emergenza, è chiaro che la direzione generale ha già inviato tutte le richieste utili per aumentare le scorte. Intanto, abbiamo chiesto agli operatori, nei limiti delle modalità di uso di tutti i dispositivi, di esercitare più parsimonia nell'utilizzo delle protezioni, naturalmente salvaguardando innanzitutto la propria incolumità». Problemi proprio per i dispositivi di protezione emergono anche dalla rete del 118. «Ce ne sono pochi e dobbiamo ritirali presso la Centrale operativa, la qual cosa, per alcuni di noi che lavorano distanti da Caserta, vuol dire fare un viaggio lungo a scapito degli interventi sul territorio - dicono alcuni camici bianchi delle ambulanze -. Inoltre, ci stanno consegnando le mascherine Kn95, quelle chirurgiche senza filtro, assolutamente non sufficienti al servizio che eroghiamo, per cui dovremmo avere le Ffp2 o Ffp3».

Intanto, i segretari Cisl Fp Franco della Rocca e Nicola Cristiani Ust Cisl Caserta con delega alla Sanità, soddisfatti dell'accordo regionale di lunedì, cioè quello di mantenere tutto il personale in servizio in questo momento critico, fanno «appello al direttore generale Ferdinando Russo dell'Asl di Caserta e al commissario straordinario dell'azienda ospedaliera Sant'Anna e San Sebastiano Carmine Mariano perché vengano banditi immediatamente degli avvisi pubblici, affinché si possa integrare al più presto il personale da utilizzare presso la rete ospedaliera e i servizi territoriali». In realtà le aziende nei giorni scorsi hanno bandito avvisi per reclutare varie figure professionali e l'Asl in particolare ha bandito il concorsone per 100 infermieri a tempo indeterminato, ma è ancora forte la carenza di personale in diversi settori.

Ultimo aggiornamento: 10:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA