«Niente ospedale se no prendi il Covid»,
paziente muore a casa: aperta inchiesta

Sabato 20 Febbraio 2021 di Biagio Salvati
«Niente ospedale se no prendi il Covid», paziente muore a casa: aperta inchiesta

BELLONA - «Se lo portiamo all’ospedale prende il Covid». E dopo mezz’ora spira nel letto della sua abitazione in una pozza di sangue, a soli 46 anni. Se i fatti verranno confermati dall’inchiesta, è una vicenda di assoluta gravità quella denunciata dai familiari di Michele Messuri, di Bellona: una vicenda su cui la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, attraverso il sostituto procuratore Gionata Fiore, ha subito aperto un procedimento penale con l’ipotesi di reato di omicidio colposo, iscrivendo nel registro degli indagati due medici e disponendo l’autopsia sulla salma delle vittima. Si tratta di Pasquale S. e Nicola M. medici del 118. Proprio ieri, la Procura ha nominato consulenti tecnici d’ufficio, per lo svolgimento dell’autopsia, i dottori Filomena Casella (medico legale) e Francesco Diurno (anestesista rianimatore). Alle operazioni peritali ha partecipato anche il medico legale Luca Lepore come consulente di parte per la famiglia della vittima, messo a disposizione da «Studio3A-Valore S.P.A.», che assiste i congiunti di Messuri in collaborazione con l’avvocato del foro di Santa Maria Capua Vetere Vincenzo Cortellessa.

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LA VITTIMA
La vittima, che abitava a Bellona con l’anziana mamma Maria, e che non soffriva di particolari patologie (era epilettico, ma assumeva regolarmente i farmaci prescritti), lunedì scorso inizia a manifestare difficoltà e insufficienze respiratorie sempre più serie, al punto che i familiari nel pomeriggio chiamano il 118. Sempre secondo il racconto dei familiari, i sanitari, sopraggiunti alle 17.30 con l’ambulanza dall’ospedale di Caserta, gli misurano la saturazione di ossigeno, la febbre (già alta) e altri parametri, senza però sottoporlo al tampone, e non ritengono necessario trasportarlo al pronto soccorso, limitandosi a prescrivergli un antipiretico, un antibiotico e del cortisone e a indirizzarlo dal suo medico di famiglia per le relative ricette. Il 16 febbraio, però, la situazione precipita e ai problemi respiratori si aggiunge anche un reflusso di sangue sempre più copioso, dal naso e dalla bocca.


L’ALLARME
In casa, chiamati d’urgenza dalla madre della vittima, accorrono il cognato e una delle tre sorelle e viene nuovamente richiesto l’intervento del 118. L’autolettiga da Caserta arriva poco prima delle 8 e gli operatori rimarranno circa un’ora: sottopongono Michele agli stessi accertamenti dei colleghi intervenuti il giorno prima - neanche stavolta gli fanno il tampone - e prima di ripartire lo lasciano con le medesime prescrizioni. I familiari sono interdetti, il loro caro giace su letto che gronda di sangue, insistono per trasportarlo subito all’ospedale ma i sanitari avrebbero obiettato loro: «Se ce lo portiamo rischia di restare contagiato dal Covid. E’ peggio». Mezzora dopo la loro partenza, alle 9.30, Michele accusa la crisi filale, non respira più: sotto gli occhi disperati della mamma, la sorella e il cognato tentano di praticargli il massaggio cardiaco e richiamano, per la terza volta, il 118. Ma non c’è niente da fare. Quando, un’ora e mezzo dopo, alle 11, arrivano i sanitari, il paziente è già spirato.


LA DENUNCIA
Di qui la denuncia ai carabinieri di Vitulazio affidandosi, tramite il loro legale, a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini. «Allo stato non siamo in possesso realmente di tutti i dettagli della vicenda – spiega a Il Mattino il dottor Paolo Ficco, presidente del Saes, il Sindacato Autonomo Urgenza Emergenza Sanitaria – e pertanto al momento non posso rilasciare una dichiarazione precisa in merito a questo episodio».

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