Danni alla Acquaviva: condannato
l’amministratore della Ecotransider

di Mary Liguori

Il risarcimento danni riconosciuto in fase penale apre la strada per il ricorso al tribunale civile. Si chiude con una condanna al pagamento di mille euro il processo a carico dell’ex amministratore giudiziario della Ecotransider, Antonio Esposito. Lo ha stabilito il giudice monocratico Benedetta De Risi che ha concluso ieri il processo incardinato sulla denuncia esposto presentata alcuni anni fa da Pierluigi Acquaviva, titolare dell’omonima azienda con sede a Gricignano d’Aversa, nella sciagurata collocazione di «dirimpettaia» della Ecotransider sequestrata al gruppo Ragosta e affidata dal gip Capuano a un ufficiale giudiziario. 
Secondo la denuncia di Acquaviva, rappresentata dall'avvocato Gennaro Iannotti, le esalazioni pestilenti provenienti dal sito che si trova da anni al cento di proteste e sit in degli ambientalisti, provocava danni alle attività della fabbrica di dolciumi. Ebbene, accogliendo tale tesi e ascoltando numerosi testimoni, tra i quali anche il sindaco di Gricignano d’Aversa, il giudice ha condannato Esposito per getto pericoloso di cose e gestione illecita di rifiuti. 
Lunghissima la storia del sito al centro delle battaglie degli ambientalisti. I miasmi da esso proveniente da anni agitano i cittadini del posto e fanno temere per la salute pubblica. Ciononostante, solo nell’ottobre scorso, la Regione Campania ha revocato l’autorizzazione all’esercizio dell’attività dell’impianto di gestione rifiuti pericolosi e non pericolosi ubicato a Gricignano di Aversa in via Stazione, località Pioppo Lungo, in zona Asi dove si trova, per l’appunto, anche la spa Acquaviva. 
La sentenza di ieri, dunque, condanna chi avrebbe dovuto far sì che il sito incriminato cambiasse rotta sotto il profilo del rispetto ambientale. La Ecotransider fu sequestrata nel 2014 e poi finita sotto amministrazione giudiziaria. Da qualche tempo, comunque, a Esposito l’incarico era stato revocato. Si tratta del secondo amministratore giudiziari che finisce sotto processo in Terra di Lavoro. Prima di lui, ha fatto scalpore la vicenda di Salvatore Ziccardi,, arrestato con l’accusa di aver chiesto una mazzetta per truccare l’asta con la quale si sarebbe dovuto vendere lo zuccherificio ex Ipam di Pignataro Maggiore, confiscato a Dante Passarelli, imprenditore deceduto e considerato a disposizione del clan dei Casalesi.  
Martedì 10 Aprile 2018, 18:37
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