Diossina 15 volte più alta dopo il rogo
nella fabbrica nella zona industriale

Lunedì 20 Settembre 2021 di Alessandra Tommasino
Diossina 15 volte più alta dopo il rogo nella fabbrica nella zona industriale

Diossine e furani oltre il valore di riferimento utilizzato dalla comunità scientifica. L'attività di monitoraggio svolta dall'Arpac con un campionatore ad alto volume posto a 200 metri dal capannone andato in fiamme lo scorso giovedì nella zona industriale di Carinaro ha rilevato il superamento del valore proposto dalle linee guida della Germania per l'aria ambiente fissato a 0,15 pg/Nm3 I-TEQ (picogrammi per normal metro cubo in termini di tossicità totale equivalente). Il valore di concentrazione di diossine e furani nell'aria campionata nelle 24 ore tra il 16 e il 17 settembre è infatti di 2,46. Questo significa che il valore ritenuto accettabile' dalla comunità scientifica (non c'è un limite indicato dalla normativa) è stato superato di circa 15 volte. C'è da preoccuparsi? Bisogna prendere precauzioni? La domanda ieri, alla lettura dei dati, è stata ricorrente fra i cittadini dell'agro aversano ma anche delle aree del Casertano nella direzione prevalente dei fumi nel giorno dell'incendio alla New technology and service, dove sono andati in fiamme cumuli di materiali plastici destinati all'assemblaggio per grandi case automobilistiche.


I primi risultati delle analisi effettuate dall'Arpac non tranquillizzano, ma le attività dovranno proseguire. «l monitoraggio è ancora in corso e gli ulteriori risultati, utili per seguire nel tempo l'andamento delle concentrazioni di diossine e furani, verranno diffusi non appena disponibili», spiega l'Arpac con una nota, annunciando che, al fine di valutare la possibile ricaduta degli inquinanti riscontrati, verranno effettuati prelievi di terreno (top soil) per misurarne eventuali concentrazioni. Resta così da indagare l'impatto sui terreni e sui prodotti alimentari che finiscono a tavola. Arpac ha anche aggiunto che ulteriori parametri relativi alla qualità dell'aria saranno integrati con la rete di monitoraggio già usualmente gestita nei territori di Teverola, Santa Maria Capua Vetere, Marcianise e Aversa. In base ai dati al momento elaborati, non si riscontrano significative criticità nelle concentrazioni degli inquinanti, chiaramente riconducibili all'incendio, sottolinea l'Agenzia.

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Lo sforamento non è stato notevole se paragonato ad esempio al caso della Lea di Marcianise, dove erano andati in fiamme i rifiuti e i valori di riferimento erano stati superati di circa 160 volte. Certo il dato era riferito solo al periodo acuto di due ore immediatamente successive all'incendio e a un punto di distanza dal sito di soli 10 metri. Anche per l'azienda di rifiuti andata in fiamme a Pontelatone, Arpac aveva comunicato uno sforamento iniziale e una riduzione delle diossine del giorno successivo. Nessun limite superato invece per la fabbrica di caffè andata in fiamme a San Marco Evangelista. E neanche, in passato, nella sorpresa generale, per incendi di grandi impianti di trattamento rifiuti. Un termine di paragone che deve fare i conti con tantissime variabili ma sul quale i cittadini di un'area interessata da roghi ritengono che non sia neanche il caso di fossilizzarsi più del dovuto, perché, a prescindere dai risultati, resta che monitoraggio e prevenzione in un territorio che urbanisticamente si presenta senza soluzione di continuità fra fabbriche e abitazioni, non possono essere più messi in secondo piano o nel limbo delle buone intenzioni. In attesa di conoscere i dati Arpac, intanto proseguono le indagini per risalire alle cause dell'incendio.
 

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