Esorcista condannato per lesioni,
ecco la sentenza che ferma i rituali

Sabato 8 Febbraio 2020 di Mary Liguori

Qual è il limite tra un esorcismo e un abuso? Quale la differenza tra un rituale antico quanto la Chiesa stessa e un pestaggio? Quali le regole cui un sacerdote chiamato a scacciare da un’anima in pena presenze maligne deve attenersi? Non c’è un manuale del perfetto esorcista, ma di certo don Michele Barone qualche limite lo ha oltrepassato. Di certo, da un punto di vista giudiziario, quello che è successo a Casapesenna fino al 2017 non aveva nulla a che fare con la religione. Almeno secondo il tribunale di Santa Maria Capua Vetere. I giudici, presidente Maria Francica, a latere Elena Di Bartolomeo e Alessandra Cesare, hanno deciso che don Barone non ha praticato degli esorcismi, ma è colpevole di maltrattamenti e lesioni. Che è entrato nelle menti dei suoi seguaci per affermare la sua personalità egocentrica e megalomane. 

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Per diventare sempre più famoso, e potente, lui che era amico delle veggenti di Medjurorje, confessore di soubrette come Barbara D’Urso e Sara Tommasi, di personaggi di primo piano del mondo del calcio, come Luciano Moggi, vicino al cardinale Liberio Andreatta, potente capo dell’Opera Romana dei Pellegrinaggi, «licenziato» nel 2017 dal papa. Barone si «esibiva» solo per affermare il suo ego. E le sue performance, anche sulla cima del Kruševac di Medjurogje, erano certamente eccentriche se scandalizzarono un gruppo di cattolicissimi preti irlandesi al punto da spingere il vescovo di Ferns a scrivere al suo omologo di Aversa per segnalare lo strano comportamento di Barone. Monsignor Spinillo ignorò quella lettera, saltata fuori poi nel corso del processo insieme agli strani giri di Barone non solo in Campania, ma anche all’estero. Ci vorranno 90 giorni per leggere le motivazioni della sentenza. Ma è facile immaginare che se i giudici hanno condannato Barone a 12 anni di carcere hanno seguito e condiviso, ma solo in parte, il filo logico dei sostituti procuratori Alessandro Di Vico e Daniela Pannone, percorso nel corso delle 45 udienze celebrate in 18 mesi di dibattimento, una linea che trae punto d’origine nella denuncia della sorella della piccola vittima di questa vicenda, datata ottobre 2017. Barone ha sottratto quella tredicenne alle cure mediche, d’accordo con i suoi genitori. L’ha picchiata, costretta a bere la sua saliva, a vivere per giorni in casa di estranei convincendo i suoi genitori che la loro casa era infestata dagli spiriti maligni. Ma non è tutto. Il sacerdote, ridotto allo stato laico dalla Santa Sede, ha obbligato quella bambina a nutrirsi solo con latte e biscotti, spacciando l’anomala dieta per un precetto di San Michele, l’ha immersa in bagni d’acqua fredda. La sentenza, dicevamo, collima con la linea disegnata dal pool diretto dall’aggiunto Alessandro Milita della Procura di Maria Antonietta Troncone. Barone è andato oltre la sua funzione di confessore, oltre il suo ruolo di esorcista. E dovrà passare in carcere i prossimi 12 anni. Ma non ha abusato sessualmente di due 25enni. Quelle ragazze che, sostiene Barone, lo hanno denunciato «per dispetto» perché volevano sedurlo e lui le aveva respinte, hanno mentito o non sono risultate credibili. Non c’è stata violenza sessuale: su questo aspetto passa la linea della difesa, rappresentata dall’avvocato Camillo Irace.
 


Ma tornando alle responsabilità nei confronti della vittima minorenne non sono solo di Barone. Il tribunale ha emesso un duro verdetto anche per i genitori della ragazzina. Hanno consegnato la loro figlia al sacerdote, negandole le cure mediche al Bambin Gesù, scartando la diagnosi di disturbi da conversione degli specialisti per decidere che la piccola era indemoniata e andava curata da un esorcista. Condannati a quattro anni e quattro anni e sei mesi. Hanno già perso la responsabilità genitoriale e la sospensione durerà nove anni. Forse è questa la vera condanna: hanno scelto quella che credevano essere l’unica via d’uscita possibile, la strada del Signore. Ma era, quella indicata da Barone, una falsa rotta. È il giudizio del tribunale che non ha creduto, evidentemente, alla genuinità delle dichiarazioni del padre e della madre della bimba quando hanno affermato che Barone non ha mai maltrattato la loro figlioletta, che la piccola «è stata liberata» da quel prete che loro continuano a considerare un salvatore, un eletto di Dio. 
 
Non ci sono altri responsabili. Il giudice ha assolto perché «i fatti non sussistono» il commissario di polizia Luigi Schettino. Sposando, per la sua posizione, quanto ricostruito dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Carlo De Stavola. Schettino sarà presto reintegrato in polizia. E annuncia querele per calunnie. «Un giorno, quando tutto questo sarà veramente finito, vi racconterò una storia incredibile». Sono le prime parole del commissario di polizia pochi minuti dopo la lettura della sentenza. «Sapevo di essere innocente, ma lo si è veramente solo quando lo stabilisce una sentenza» continua il poliziotto, ex commissario di Maddaloni, poi passato alla Digos e pronto per la promozione alla Dia quando fu arrestato nel 2018 insieme al sacerdote che aveva celebrato il suo matrimonio. «Ringrazio i giudici perché hanno fatto chiarezza, non lasciandosi condizionare da nessun fattore esterno, tantomeno dalle pressioni mediatiche che c’erano intorno al processo», aggiunge Schettino. «Ringrazio il mio avvocato, Carlo De Stavola, e mia moglie che mi è sempre stata accanto, udienza dopo udienza».

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