Drogashop nei negozi,
smantellata la gang di Caserta

Venerdì 15 Marzo 2019
I negozi di abbigliamento di Cellole e Sessa Aurunca erano diventati droga-shop per spacciare cocaina e hashish sul territorio, e anche nella località balneare di Baia Domizia.

Protagonista il commerciante Raffaele Boccia, finito in carcere su ordine del gip del tribunale di Santa Maria Capua Vetere; ai domiciliari sono invece stati condotti dai carabinieri, che hanno realizzato l'indagine con il coordinamento della Procura, Francesco Boccia, figlio di Raffaele, e la commessa di uno dei negozi, Pamela Piccolo. I consumatori, è emerso, telefonavano a Boccia chiamandolo «zio Raf», e si accordavano con lui per lo stupefacente, che veniva poi consegnato materialmente dal figlio e dalla commessa.

L'operazione è stata eseguita nella mattinata di ieri tra Sessa Aurunca Ottaviano e Caivano e ha visto all'opera i militari della Stazione Carabinieri di Baia Domizia in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare emessa dall'Ufficio gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, su richiesta della Procura della Repubblica diretta da Maria Antonietta Troncone. I carabinieri hanno arrestato tre soggetti accusati di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti del tipo cocaina ed hashish consumati in Sessa Aurunca e Cellole nel periodo compreso tra il 2016 al 2018.
 
Le indagini, dirette dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere e delegate ai militari della Stazione Carabinieri di Baia Domizia e della compagnia di Sessa Aurunca diretta dal capitano Giuseppe Fedele, hanno permesso di accertare che gli indagati avevano organizzato una fiorente piazza di spaccio in Sessa Aurunca, in Baia Domizia ed in Cellole, il cui fulcro ruotava intorno a due attività commerciali, entrambe riconducibili al Raffaele Boccia che si avvaleva della collaborazione determinante del figlio Francesco - e di Pamela Piccolo impiegata quale commessa nel suo negozio di abbigliamento ubicato in Cellole.

Questi esercizi commerciali erano divenuti punti di riferimento per gli assuntori di stupefacenti che quotidianamente, a mezzo telefono, si rivolgevano al Raffaele Boccia, chiamandolo con appellativo di copertura deto «zio Raf» termine utilizzato per far cogliere lo scopo delle comunicazioni, come volte all'acquisto di stupefacente.

Boccia provvedeva direttamente - ovvero indirettamente -, tramite il figlio Francesco e la commessa Pamela Piccolo, alla consegna dello stupefacente. Veniva tenuta anche una contabilità, parallela rispetto alle attività commerciali, illecita, connessa al calcolo delle transazioni di droga.

Attraverso numerosi servizi di osservazione controllo e pedinamento e una costante opera di monitoraggio telefonico delle utenze utilizzate usate dai soggetti indagati, era possibile effettuare alcuni riscontri e acquisire decisivi elementi in ordine ai delitti, ricostruzione confortata anche attraverso l'audizione degli acquirenti: venivano infatti escusse circa 40 persone che confermavano di aver acquistato dagli indagati in più occasioni ed in tempi diversi sostanze stupefacenti del tipo cocaina ed hashish. Boccia è stato accompagnato nel carcere di Santa Maria Capua Vetere mentre il figlio Francesco e dipendente del suo negozio di abbigliamento denominato «Occhi d'Argento» Pamela Piccolo, sono stati sottoposti alla misura cautelare degli arresti domiciliari. L'operazione dei carabinieri stronca un redditizio giro d'affari illeciti che si celava sotto l'apparente attività di negozi di abbigliamento. © RIPRODUZIONE RISERVATA