Elezioni regionali, Zannini teste nel processo per brogli

Non indagato, Zannini fu eletto alle regionali campane di sette anni fa

Il consigliere regionale Giovanni Zannini
Il consigliere regionale Giovanni Zannini
Mercoledì 25 Gennaio 2023, 18:22 - Ultimo agg. 19:01
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Ci sarà anche il consigliere regionale Giovanni Zannini sul banco dei testimoni nel processo sui presunti brogli elettorali a Mondragone: ieri si è svolta l’udienza del processo a carico della ex presidente di seggio Rachele Miraglia, di Vincenza Marino e delle altre scrutatrici dello stesso seggio, Michela Di Maio e Maddalena Marano difese dagli avvocati Edmondo Caterino e Francesco Lavanga. L’accusa per le componenti del seggio, a vario titolo, è di concorso in falsificazione di schede elettorali. Chi ha manomesso le schede di voto?  L’inchiesta è quella sulle presunte falsificazioni a favore proprio del consigliere regionale Giovanni Zannini (non indagato) candidato alle regionali campane di sette anni fa. E Zannini, avvocato di professione, ora presidente VII Commissione consiliare sull’Ambiente in Regione Campania, dovrà a breve comparire in un’aula di giustizia. I carabinieri, all’epoca, impiegarono diversi anni per chiudere il cerchio partendo da un ricorso al Tar Campania presentato dalla candidata Filomena Letizia di Marcianise, considerata una vittima in questo procedimento. Mena Letizia si era presentata alle Regionali 2015 con Giovanni Zannini nella lista «Centro Democratico»; 

Zannini fu eletto ma Letizia no: da qui, il ricorso. Ieri, il giudice del tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha rigettato la richiesta di rito abbreviato condizionato formulata dall’avvocato Gaetano Crisileo (imputata Vincenza Marino) e ha quindi aperto il dibattimento con l’ammissione dei testi, ma ha poi rinviato all’udienza al 28 marzo per l’esame della persona offesa, Mena Letizia. Successivamente, procederà alla calendarizzazione per l’escussione dei consulenti, grafologi e dei testi degli imputati. Ma da cosa nasce la tortuosa accusa nei confronti degli imputati? Secondo la Procura di Santa Maria Capua Vetere – sostituto procuratore Gionata Fiore - che ha coordinato le ricerche, Rachele Miraglia (successivamente candidata nel 2017 al Consiglio Comunale di Mondragone con il sindaco Virgilio Pacifico) avrebbe «formato falsamente le schede elettorali numero 107, 81, 64, 8 e 4 apponendovi di proprio pugno - si legge nella richiesta di rinvio a giudizio presentata dalla Procura - il voto di preferenza del candidato Zannini nonché i relativi crocesegni sul simbolo «Centro Democratico» e dicitura «Vincenzo De Luca» per la scheda 107 e 64, sul simbolo «Centro Democratico». A ruota, son arrivate le altre accuse. L’ultima parola toccherà al giudice. 

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