Firema e «morti per amianto»:
scatta l'indagine bis

Lunedì 24 Ottobre 2016
Ex amministratori e alti dirigenti della Firema, azienda casertana che produce carrozze ferroviarie - dal luglio 2015 denominata «Tfa» e di proprietà indiana - sono indagati dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua
Vetere per omicidio colposo e lesioni in relazione ai decessi e all'invalidità per patologie dovute all'esposizione all'amianto di decine di lavoratori dello stabilimento casertano.

Si tratta di un'indagine bis sulla vicenda Firema, che il sostituto Giacomo Urbano ha aperto per evitare un colpo di spugna, in quanto il processo nato dalla prima inchiesta (in corso davanti al giudice monocratico Marinella Graziano, ndr), in cui il reato contestato è la rimozione e omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro, si avvia alla prescrizione per quasi tutti i cinque imputati.

I cinque, Gianfranco Fiore, 70 anni, Roberto Fiore, 65 anni, Giuseppe Ricci, 72 anni, Maurizio Russo, 70 anni e Roberto Mazza, 71 anni, tutti ex alti dirigenti di Firema potrebbero uscire di scena, così come accaduto in sede di udienza preliminare per altri sei imputati; in questo processo sono 19 le morti accertate per patologie tumorali e non, collegate all'amianto, come il carcinoma polmonare, il mesotelioma pleurico e l'asbestosi, mentre sono 82 i dipendenti che negli anni si sono ammalati, difesi dagli avvocati Angelo Cutolo della Fiom e Sergio Tessitore della Cgil Campania, uniche associazione sindacali ad essersi costituite in giudizio. La vicenda processuale presenta analogie con quella dell'Eternit a Torino, dove il proprietario dell'azienda, l'imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, dopo essere stato condannato in primo e secondo grado a 16 e 18 anni per disastro colposo in relazione a decine di decessi per amianto, è stato «salvato» dalla Cassazione che ha decretato la prescrizione del procedimento. Ultimo aggiornamento: 17:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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