Caserta, Mazzitelli sul caso alberi:
«Sospendere l'abbattimento»

Mercoledì 9 Gennaio 2019 di Daniela Volpecina
«Immagino un centro storico ricco di alberi e fiori, rossi e blu, come i colori della città e della sua squadra di calcio». Sogna ad occhi aperti Raffaele Mazzitelli, noto a tutti con il nome di Lucio, ex presidente dell'Ordine degli agronomi e fiorista da tre generazioni, che a Caserta pianta essenze ed esemplari da oltre mezzo secolo. Classe 1932 e gran conoscitore del patrimonio arboreo, Mazzitelli è uno dei firmatari della petizione, partita due giorni fa, che chiede al Comune di sospendere le tre determine dirigenziali che autorizzano l'abbattimento in città di 160 alberi di alto fusto.
 
«Negli ultimi giorni ho voluto toccare con mano quanto letto sui giornali spiega e così sono andato a dare un'occhiata agli alberi che l'amministrazione vorrebbe rimuovere. Quelle piante sono in salute. Non sono a rischio caduta. Non comprendo quindi la necessità di abbatterle. Spero che il Comune si ricreda». Memoria storica della città, ricorda quando furono piantate le Grevillee robuste di origine australiana nel centro storico. «Fu un errore racconta - lo feci notare già all'epoca. Si confuse la grevillea robusta con la grevillea juriparina, quest'ultima sicuramente più adatta al contesto urbano».
In un solo caso Mazzitelli ammetterebbe la rimozione di un albero sano: «Prenderei in considerazione l'ipotesi solo se fosse contestuale alla sostituzione». E sulle piante che adotterebbe per ornare il centro aggiunge: «Consiglierei la Lagerstroemia a fiori rossi, perché ha radici piccole che non danno fastidio e di certo non provocherebbero i danni ai marciapiedi e al manto stradale che stanno creando invece quelle che ci sono adesso, oppure la Jakaranda mimosifolia a fiori blu che non cresce molto in altezza, sopporta potature drastiche e anche in questo caso non è dotata di grosse radici».

Il suo sguardo si rabbuia quando pensa alle condizioni in cui versa il verde in città: «Negli ultimi dieci anni la situazione è peggiorata sempre più. Da quando è iniziata la crisi economica questo settore è stato oggetto di tagli continui fino ad arrivare all'azzeramento». E a chi, ancora oggi, a distanza di sessant'anni, lo accusa di essere stato il responsabile dell'abbattimento - nel 1957 - dei platani in viale Carlo III, Mazzitelli chiarisce: «Quegli alberi erano stati infettati da un fungo latente, capace di resistere 20 anni, che li stava portando alla morte. Era arrivato qui dagli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale, è stato infatti rinvenuto nelle cassette delle munizioni della Quinta armata americana. Alcuni di quei platani erano già caduti, causando incidenti mortali. Ne sarebbero caduti altri, come riconosciuto da una commissione scientifica capitanata dall'allora preside della facoltà di Agraria dell'università di Napoli. Io non avrei mai avuto il coraggio di abbatterli, da giovane consulente per il verde del dipartimento dell'Anas della Campania, proposi una capitozzatura drastica con la speranza che il fungo non fosse penetrato nei vasi vascolari ma la commissione optò per l'abbattimento perché verificò che quegli alberi erano ormai irrecuperabili. Con la morte nel cuore li abbattemmo. Oggi è tutto diverso. Questi alberi si possono salvare, sarebbe un peccato perdere un simile patrimonio».

Nella giornata di ieri intanto i consiglieri comunali di Speranza per Caserta, Francesco Apperti e Norma Naim, hanno protocollato una diffida nei confronti del Comune per ottenere il ritiro degli atti che affidano gli interventi di abbattimento a tre diverse società. A supporto della diffida anche una petizione firmata da 600 cittadini. Oggi alle 13 intanto i membri della Prima commissione consiliare incontreranno l'assessore all'ambiente, Franco De Michele, e il dirigente Francesco Biondi per affrontare la vicenda alberi.

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