Figlio del boss ha paura di volare
«Dalla Romania torno in auto»

Il figlio del boss ha paura di volare
«Dalla Romania torno in auto»
di Marilù Musto

«Come siete tornati dalla Romania?», «Con la macchina tutti e due perché fanno paura questi aerei, vedi o no? Si mettono paura con l’aereo perché si sentono tutte queste cose. Invece, con la macchina, in due sono tornati». La paura dell’aereo spaventa Mario Nobis, instancabile figlio di Salvatore detto «a scintilla», rientrato a bordo della sua utilitaria dalla Romania dopo due anni di permanenza in Transilvania. Proprio lì, dove Nicola Inquieto aveva tentato la «scalata» economica e sostenuto con un lauto stipendio mensile anche Mario.
Due giorni di viaggio pur di non volare. Due giorni in autostrada per arrivare fino alla «colonia» del clan dei Casalesi nel regno di Dracula e poi tornare. A mani vuote, stando al padre. «Perché in Romania ti davano solo mille euro al mese, questo miserabile!», sbotta Salvatore Nobis che accusa il figlio di inviare poco o nulla dalla Transilvania alla madre in Italia, Assunta Diana. «Cinquecento euro al mese», ribadisce Assunta.
Il volo fa paura più della camorra. E il padre, boss della prima ora, elemento di spicco del gruppo di Michele Zagaria, se ne duole. Tutto questo emerge, in sintesi, nel racconto della donna, moglie di Salvatore Nobis, durante un colloquio in carcere con il marito, in compagnia del figlio Mario. Quest’ultimo è indagato per associazione mafiosa, ma per lui il gip di Napoli ha respinto la richiesta di arresto «perché il pericolo non è attuale, ma risalente nel tempo».

Manca un tassello, un «pezzo» del puzzle per ricostruire gli interessi dei Nobis in Romania. Eppure la Procura Antimafia - le indagini sono dei pm Alessandro D'Alessio e Maurizio Giordano - è davvero vicinissima alla ricostruzione dell’affare.
Si dispera, Salvatore Nobis. Ora come allora (le intercettazioni sono del 2016) in cella, durante il faccia a faccia con i familiari: «Mi hai buttato tutta la Direzione antimafia addosso con i tuoi viaggi in Romania, l’impresa e la sala giochi pure mi facesti fare», dice. E spergiura, invoca la morte di chi lo ha rovinato; bestemmia, Salvatore «scintilla», rinchiuso come un animale feroce in gabbia. E più che un colloquio sembra un teatrino, una scena di una commedia ideata ad arte. L'ordinanza del gip Colucci si arrovella su quelle frasi inserite nella parte finale del provvedimento. E si rivolge alla moglie, il boss: «Stammi a sentire, io penso sempre che questo non mi è figlio (indica Mario). Tu ci devi fare il Dna perché io non lo so, mi sento di impazzire». Poi, guardando Mario: «Dissi apri il bar con la figlia di quello che tiene il bar. Ti possono uccidere nel bar! E tu invece vai a fare i fatti in Romania!»
Il figlio non segue il padre. Nè con lo sguardo dietro a un vetro, nè con il ragionamento. Ed è lo stesso figlio che «non vieni mai a consiglio da me». Mario Nobis, ribelle alla «legge» della camorra, spiega, però, che anche lui ha avuto problemi per via del padre mafioso. E poi, chiede un passo indietro: la dissociazione dal clan dei Casalesi per uscire di prigione, a fronte di una recriminazione del padre per non aver pagato gli avvocati alle scadenze stabilite.
Mario Nobis evita la galera solo perchè i reati a lui imputati risalgono al periodo tra il 2008 e il 2012, «arco temporale in cui il padre Salvatore aveva l’obbligo di dimora a Castelfranco di Sotto e a Venafro». Per la Procura, Mario sarebbe stato il tramite fra il clan dei Casalesi e Michele Barone, braccio destro del boss Zagaria. Ma questo non è bastato al giudice per le indagini preliminari a tracciare un profilo criminale di Mario, il figlio «indegno» che voleva, semplicemente, che il padre cambiasse. E magari, lo capisse.
Venerdì 13 Aprile 2018, 08:34 - Ultimo aggiornamento: 14 Aprile, 17:12
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