Jabil torna in piazza a Caserta:
«Silenzi sui progetti, traditi i lavoratori»

Domenica 9 Febbraio 2020 di Enzo Mulieri
Proteste a oltranza per la vertenza Jabil di Marcianise dopo la decisione della multinazionale statunitense di dare seguito alla procedura di licenziamento per 350 addetti su 700. Come avvenuto nella settimana scorsa a Napoli, anche domani i lavoratori scenderanno in piazza nella città capoluogo, unitamente alle segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil. Come riporta un documento, il concentramento è previsto per le ore 10 presso la stazione ferroviaria da dove partirà un corteo che attraverserà le principali strade del centro storico, da via Roma a corso Trieste, fino a via Mazzini. L'ultima tappa sarà la sede del Palazzo di Governo dove sarà effettuato il presidio da parte di tutto il personale dello stabilimento casertano.

Ben note sono le motivazioni alla base della protesta: finora si sono rivelati ininfluenti, infatti, gli esiti dei ripetuti incontri che le organizzazioni hanno avuto con le istituzioni a livello nazionale (ministero dello Sviluppo). Resta tutto da verificare, sinanche l'impegno assunto dalla Regione per finanziare le iniziative di sostegno a favore del sito produttivo casertano. Per tante ragioni, allora, la vertenza sta imboccando una strada assai pericolosa; lo stesso appuntamento di domani viene considerato come un'ulteriore iniziativa di coinvolgimento di tutta l'opinione pubblica e della politica locale per trovare soluzioni alternative alla Jabil sia ai fini del mantenimento dei livelli occupazionali sia per mettere al sicuro il futuro dello stesso impianto produttivo. «L'azienda ha confermato - così viene precisato dalle tute blu - che il prossimo 24 marzo non ci sarà alcuna proroga degli ammortizzatori sociali e che partiranno le conseguenti lettere di licenziamento». Un preavviso in tal senso già è stato comunicato dalla proprietà attraverso apposite informative epistolari. «Si rischia un dramma sociale - conclude la nota - che viene a colpire non solo i diretti interessati ma l'intero territorio marcianisano con possibili ripercussioni sullo sviluppo locale».

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Nell'estrema incertezza naviga peraltro l'ultima proposta di salvataggio affidata a Invitalia per il programma di ricollocazione delle maestranze in esubero, e sui cui esiti risposte definitive si attendono entro fine mese. Al vaglio del piano bis le opportunità di reindustrializzazione del territorio e le possibili ricadute in termini di investimenti. Tante ipotesi sul tappeto che almeno per ora debbono trovare una verifica più sicura.

«Su questo non possiamo fare annunci. Domani vogliamo sensibilizzare l'intera comunità sui rischi che incombono - ha dichiarato Nicodemo Lanzetta, segretario provinciale della Fim Cisl - ci battiamo per salvaguardare tanti posti di lavoro e insieme le sorti di tante famiglie in molti casi anche monoreddito. Ci aspettiamo per questo la condivisione anche delle forze politiche, soprattutto crediamo che dal confronto di tante posizioni si possa dare risposte a una situazione che è sempre più critica visto il tempo che ci rimane».

Nessun piano per incentivare l'esodo, allora? «Il nostro obiettivo è principalmente quello di dare un segnale forte nel territorio - ha affermato Lanzetta - perché tutti debbono sentirsi impegnati in una responsabilità che è collettiva. Sapendo che non si cederà di un solo passo, che l'emergenza non riguarda più una singola azienda ma anche un intero comparto manifatturiero».

Pertanto la mobilitazione continua, come ogni lunedì. Diversamente dal passato, a Caserta non è previsto per domani alcun incontro ufficiale col prefetto, salvo diverso indirizzo che potrebbe derivare durante lo svolgimento della manifestazione. «Si tratta di un'iniziativa sindacale - ha concluso il leader della Fim - nient'altro».  © RIPRODUZIONE RISERVATA