JuveCaserta fuori dalla serie A2,
in città tra rabbia e veleni

Lunedì 10 Agosto 2020 di Candida Berni Canani
Non si attenuano delusione, rabbia, amarezza per la mancata ammissione dello Sc Juvecaserta alla serie A2 di basket, soprattutto dopo la lettera aperta dell'attuale presidente Nicola D'Andrea e le puntualizzazioni da parte dell'ex amministratore unico del club bianconero Antonello Nevola, chiamato a ribattere su alcuni punti evidenziati dal neo patron. La competizione, mai iniziata o meglio ancora, partita col piede sbagliato rischia concretamente di finire nelle aule dei tribunali il che mette ancora più tristezza in quanti hanno sempre visto nella Juvecaserta un'occasione di vanto per la città.

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L'ACCUSA
D'Andrea punta il dito su debiti e morosità di cui afferma di non aveva contezza; Nevola ha replicato punto su punto, sottolineando, fra l'altro che «nei vari incontri sostenuti presso la sede comunale, anche alla presenza delle istituzioni politiche, ho sempre dettagliato la reale situazione del club e non ho mai incontrato Nicola D'Andrea in compagnia di Iavazzi, se non in occasione del solo e unico incontro per la gestione del Palamaggiò che rappresentava per D'Andrea conditio sine qua non per l'acquisizione della società, a differenza di quanto sostenuto dallo stesso D'Andrea».

LA POLEMICA
Si è quindi innescata una polemica che non fa certo bene né alla Juvecaserta, né al movimento cestistico, né allo sport. Centinaia i commenti che continuano a rimbalzare sui social e sulle pagine del sodalizio juventino; molte le «faccine» con lacrime ed espressione di disappunto. Fra i tanti, quello di Vincenzo Gisondi che rammenta cosa rappresenti la Juvecaserta «per chi è cresciuto nel sogno di un progetto di un folle bresciano (Gianni Maggiò, ndr) che si è innamorato della nostra terra al punto da andarsi a costruire un Palazzetto lontano da un città che già negli anni ottanta non ne capiva la lucida follia», ricordando che «da piccolo ero raccattapalle di Oscar e Gentile». I sostenitori della compagine cestistica del capoluogo da quelli che l'hanno applaudita e sostenuta quando le canotte erano rosso-nere, a quelli che hanno vissuto i fasti delle coppe europee e dello scudetto, alle nuove generazioni, cresciute a pane e pallacanestro al Palamaggiò stentano ad accettare cosa sta avvenendo in questi ultimi giorni, a partire dal verdetto, molto prevedibile, che escludeva la Juvecaserta dalla serie A2. Le rassicurazioni, l'ottimismo palesato dalla nuova proprietà facente capo a Nicola D'Andrea, hanno finito per alimentare una brace già ardente per le scottature subite nel 98 e tre anni fa, e non hanno certo spento i tanti dubbi e perplessità che aleggiavano ancor di più alla vigilia del consiglio federale che ha ratificato l'uscita di scena della Juve dei canestri.

IL COSTO
Attualmente lo Sporting Club risulta fra le squadre iscritte alla serie C Gold, su richiesta di ammissione, con delibera del Consiglio Federale. Partecipare a tale campionato avrà per la Juve un costo davvero d'oro, visto che prima di tesserare i cestisti e lo staff tecnico, si dovranno onorare i pagamenti dei bat. La situazione resta fluida in quanto, con la mancata iscrizione all'A2 della società di D'Andrea viene a decadere il diritto da parte della neo proprietà di fruire del Palamaggiò che torna nelle mani di «Caserta Città del Basket» in base al contratto stipulato con la curatela fallimentare. Quali saranno i destini della «reggia del basket» quando scadranno i termini del possesso dell'impianto di Castelmorrone da parte della suddetta società, è tutto da scoprire. Il timore è che resterà un monumento legato ai ricordi di una pallacanestro di vertice che non c'è più. La nuova proprietà dovrà anche sistemare le situazioni relative ai contratti stipulati per avviare il nuovo corso bianconero che riguardano, soprattutto, il coach Massimiliano Oldoini, il general manager Lorenzo Marruganti, il direttore sportivo Linton Johnson. © RIPRODUZIONE RISERVATA