L'ira del boss Zagaria al processo:
«Giudice, taci sulle mie nipotine»

di Marilù Musto

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Il boss come un leone ferito. Messo alle strette, si morde la coda, ringhia dietro le sbarre. E quando il giudice gli concede la parola, tuona contro lo Stato ingenuo, impegnato nella «missione» di farlo pentire. Definisce il magistrato della Dda un «signore», non riconoscendone l'autorità. E dice che non «permette a nessuno, tantomeno al signor Maurizio Giordano» di nominare le sue nipotine.

LA LEGGE DEL CLAN
Perché i bambini non si toccano, secondo una regola non scritta di mafia. Si dimena nella saletta del carcere di L'Aquila, chiede alla polizia penitenziaria di sollecitare il collegamento con l'aula di giustizia di Aversa, altrimenti succede il finimondo. Alla fine, ottiene ciò che vuole: interrompe la testimonianza del maggiore della Dia, Fabio Gargiulo, colui che ha indagato sulle tre cognate del «capo dei capi». E che ha messo nei guai le donne dei fratelli del padrino. Per prima, Francesca Linetti che ora vive a Cremona, la moglie di Pasquale Zagaria «Bin Laden», e poi le altre due, Paola Martino e Tiziana Piccolo, condannate ciascuna a 3 anni per ricettazione.

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Sabato 16 Marzo 2019, 09:11
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