La moglie lo accusa di stupro,
condannato e assolto dopo 10 anni

Venerdì 23 Marzo 2018 di ​Mary Liguori
È stato assolto due giorni fa, dopo un calvario durato dieci anni, una condanna in contumacia in primo grado e un processo che gli stessi giudici hanno deciso di rifare, dall’accusa, infamante, di avere stuprato e massacrato di botte sua moglie. Madre del suo unico figlio. Protagonista della disavventura è un imprenditore casertano residente a Gricignano d’Aversa. 

La storia. Anni fa, l’uomo sposa una ragazza del suo paese. La coppia, dopo alcuni anni, si trasferisce a Viareggio dove nasce ben presto un bimbo. Tutto sembra filare liscio, ma passa qualche tempo e il matrimonio entra in crisi. Inizia così una travagliata causa di separazione. Il figlio, su sua stessa richiesta, viene affidato al padre quando l’imprenditore decide di tornare a vivere nel Casertano. 
Poco prima, però, lei denuncia quello che all’epoca era il marito prima per percosse, poi per stupro. Ma i suoi esposti arrivano in questura in una strana sequenza. Si presenta una prima volta e racconta di essere stata schiaffeggiata dal coniuge. Poche ore dopo, torna in questura e aggiunge che un mese prima, di notte, suo marito l’ha riempita di botte e poi violentata. Non è però in grado di fornire referti medici. Accade nel 2005. 

Tre anni dopo, quando ormai l’uomo ha lasciato Viareggio, a Gricignano d’Aversa gli arriva una notifica giudiziaria: il tribunale di Lucca lo ha giudicato colpevole di maltrattamenti e violenza carnal. E lo ha condannato a 8 anni. Lo choc è enorme, l’imprenditore che neanche sapeva del dibattimento in corso, incarica l’avvocato Dezio Ferrara. La difesa fa ricorso contro la sentenza. La Corte d’Appello di Lucca di Lucca annulla la sentenza, riconoscendo una serie di difetti di notifica e rinvia gli atti al gup ordinando, di fatto, la celebrazione di una nuova udienza preliminare. L’imprenditore viene di nuovo rinviato a giudizio. Ma questa volta lo sa e l’avvocato chiama a testimoniare sia la madre della ex moglie che il figlio della coppia, ormai maggiorenne. Nella denuncia sporta dalla donna, infatti, si legge che entrambi erano presenti nella casa teatro dei fatti la notte delle presunte violenze. Arriva così il colpo di scena: la madre della presunta vittima smentisce la versione della figlia; riferisce di essere sorda, ma aggiunge che la donna ha inventato tutto e conclude «ero presente quella notte e non è successo nulla». Uguale la versione del figlio della coppia che ai giudici riferisce che proprio a causa delle bugie della madre aveva scelto, in passato, di vivere col padre. 

Nel corso del dibattimento, l’avvocato Ferraro chiede e ottiene anche l’acquisizione della planimetria della casa in cui la donna sostiene si sia consumata la violenza. Un appartamento di 50 metri quadrati: uno spazio troppo esiguo per poter pensare che due persone non si siano accorte di uno stupro in corso nelle modalità violente in cui la donna lo ha descritto. È quello che sostiene la difesa che, ovviamente, ha dalla sua anche le testimonianze di madre e figlio della presunta vittima, peraltro mai ascoltati nel primo processo. La pensa diversamente il pm che infatti va avanti per la sua strada. E chiede una condanna a sei anni carcere per violenza sessuale. La tesi difensiva convince invece il tribunale di Lucca che, ieri, ha mandato assolto l’imprenditore «per non aver commesso il fatto». 
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