Macrico e progetti, appello al vescovo: «Riaprire i cancelli»

Nove associazioni chiedono alla Chiesa di rendere fruibile il bene

Una visita all'interno del Macrico
Una visita all'interno del Macrico
di Nadia Verdile
Domenica 25 Giugno 2023, 09:42 - Ultimo agg. 19:29
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Nove associazioni cittadine scrivono al vescovo Pietro Lagnese, a don Antonello Giannotti, presidente dell'Idsc, e a don Giovanni Vella, presidente della Fondazione Casa fratelli tutti, per chiedere di riaprire i cancelli dell'ex Macrico. «Abbiamo letto con attenzione dicono nella missiva - la vostra risposta a una lettera aperta indirizzatavi da alcune associazioni casertane sul futuro del Macrico. Constatiamo la conferma dell'intenzione, annunciata più di una volta dalla Diocesi e trascritta anche dal vescovo nel Manifesto “Da Campo di Marte a Campo di Pace”, di rendere l'area un parco fruibile senza ulteriori costruzioni, con un ampliamento della superficie a verde, una vocazione sociale e tesa all'inclusione dei soggetti più emarginati dalla società. Condividiamo questo spirito e in quest'ottica chiediamo informazioni sulla progettazione e sulla partecipazione della cittadinanza a questo processo convinti che si possa fare molto di più».

La lettera è firmata da Centro Sociale Ex Canapificio, Laboratorio Sociale Mille Piani, Comitato Città Viva, Comitato per Villa Giaquinto, Raido Adventure, Lipu Caserta, Uisp Caserta, Comitato Parco degli Aranci, Hermes Roller Asd. «L'iniziale ondata di entusiasmo che ha accompagnato le aperture dell'area continuano -, prima generalizzate e poi destinate alle scuole, è andata via via calando di fronte alla mancata continuità degli accessi nell'area, a cui si è accompagnato un allontanamento del processo di progettazione dalla portata dei cittadini.

Le due cose, ovviamente, sono profondamente collegate. Al momento registriamo poche audizioni e dinieghi secchi in luogo di una concertazione che avrebbe consentito iniziative come "Bicincittà", che servono a riattivare il legame tra ex Macrico e Caserta».

Era aprile del 2022 quando i cancelli dell'ex Campo di Marte furono aperti, per la prima volta, alla cittadinanza. Si contarono circa ventimila persone. Come torrenti in piena, le strade che circondano l'ex Macrico per tre ore si riempirono di gente che varcò il cancello per decenni chiuso. Un cancello aperto sulla rinascita. Poi altre aperture fecero seguito e a gruppi entrarono le classi terminali delle scuole superiori di Caserta. «Ad oggi scrivono le associazioni -, questa città potrebbe sentirsi molto più coinvolta e partecipe, e questo è un problema enorme. ma anche un processo attraverso il quale i casertani hanno partecipato, firmato, detto la propria. Hanno percepito che la loro azione potesse fare la differenza e così è stato. Sarebbe perciò davvero paradossale se, proprio adesso che la Chiesa casertana ha impresso una svolta decisiva al proprio ruolo di proprietaria dell'area, sgombrando il campo dalle ipotesi speculative e pubblicando un bellissimo Manifesto, la realizzazione del parco attivasse il protagonismo solo di alcuni addetti ai lavori e non contribuisse a costruire la comunità, quella cultura del noi cui si riferisce il Manifesto.

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Così si rischia di non camminare insieme, di non attivare quel dialogo intergenerazionale che siamo convinti essere la strada giusta. Caserta è una città complessa: "regalare" anche il parco più bello possibile non è la stessa cosa di realizzarlo insieme. Ne sono prova gli spazi verdi gestiti dal basso presenti in città: almeno tre aree verdi, di piccola e media grandezza, che oltre ad essere puri spazi verdi sono divenuti palestre di democrazia». E fatta la disamina le nove associazioni, dando la piena disponibilità a cooperare con la Chiesa, a costituire un gruppo di volontari per supportare programmazione e logistica, chiedono: «Quando il Macrico tornerà nuovamente fruibile dalla cittadinanza, già in questa fase di progettazione? Quando sarà possibile concertare nuove visite tese a coinvolgere anche quanti solitamente sono esclusi, emarginati dai processi decisionali? Studenti, giovani, migranti, disoccupati, abitanti delle periferie? Sarà possibile rendere il percorso di progettazione più aperto, condiviso, valorizzando tanto le visite di cui sopra, quanto le esperienze di gestione di beni comuni nella città, di inclusione sociale e di cittadinanza attiva, visto il grande risalto dato a questi temi nel Manifesto?». E propongono di organizzare insieme un incontro pubblico, entro la fine di luglio, nel quale aggiornare la cittadinanza sullo stato dell'arte della progettazione e confrontarci sulle prospettive e sulle modalità di coinvolgimento della città. 

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