CORONAVIRUS

Maddaloni, infetto medico del Covid center:
ora è ricoverato sul «posto di lavoro»

Martedì 1 Dicembre 2020 di Gabriella Cuoco

Si è ammalato di Covid perché da aprile non ha mai smesso di aiutare i tanti pazienti che sono passati per i vari reparti della struttura di via Libertà a Maddaloni.

Raffaele Fusco, medico del Covid-hospital della città calatina, ha contratto il Coronavirus ed ora, i suoi colleghi, lo stanno curando con il plasma e cioè con una sorta di surrogato di un vaccino, che interviene però a malattia già in corso e che, secondo qualche luminare, potrebbe far arrestare definitivamente il virus. Dalla corsia al letto dello stesso nosocomio dove da anni presta servizio, e dove negli ultimi mesi ha trascorso tante ore indossando la tuta di protezione, è bastato davvero poco. Nonostante tutte le precauzioni, il dottor Fusco ha contratto il Coronavirus ed ha deciso di farsi ricoverare proprio nella struttura della sua stessa città, dove risiede insieme alla sua famiglia. I colleghi, proprio in questi ultimi giorni, stanno facendo i conti con una serie di situazioni davvero critiche. Molti sono quelli che vogliano mollare (addirittura qualcuno ha presentato anche la lettera di dimissioni direttamente al direttore Rino De Lucia), in quanto non esiste una vera e propria terapia ufficiale che sconfigge il virus. 

«Abbiamo studiato per anni ma difronte a questo maledetto virus si sentiamo dei falliti dicono alcuni camici bianchi e spesso dobbiamo fare i conti con situazioni davvero indescrivibili. I nostri occhi sono stanchi di vedere la gente soffrire. Qui da noi, al Covid hospital di Maddaloni, arrivano spesso persone già in stato terminale che è difficile da curare o addirittura da salvare. Basta pensare a tutte quelle persone che sono arrivate e decedute nell'ultima settimana. Dobbiamo fare i conti con circostanze assai critiche e che, spesso, ci demoralizzano. Solo chi sta vivendo queste situazioni può capire davvero quello che siamo costretti a sopportare». Al Covid-hospital, dislocato nel cuore di Maddaloni, l'aria che si respira non è delle migliori. Negli ultimi giorni, è tanto chiacchierata la questione legata all'alto indice di mortalità che si registra nella struttura. Ma sono gli stessi medici, coordinati da De Lucia che vive la struttura 24 ore su 24 e che spesso indossa il camice e aiuta nel reparto di pneumologia, a gettare acqua sul fuoco. 

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«Sin dall'inizio della seconda fase dicono i sanitari abbiamo registrato ricoverati medio gravi e questo è un dato da tener presente. I ricoveri, perlopiù di persone con malattie pregresse, sono numerosi e non fanno ben sperare soprattutto in virtù del fatto che non esiste una terapia da poter seguire. Per quanto riguarda la questione del plasma, questo tipo di trattamento non può essere somministrato a chiunque. Anche in questa circostanza esistono delle indicazioni. Non tutti i pazienti possono ricevere gli anticorpi da chi ha già contratto il Covid-19. Ciononostante, è importante donare plasma e fare in modo, specialmente in questo periodo prima dell'arrivo del vaccino, di continuare a fare prevenzione. Purtroppo, è l'unica cosa che ci resta da fare oltre che continuare a pregare». A Maddaloni, nonostante il momento così difficile, i medici oltre ad essere demoralizzati continuare a chiedere rinforzi e, soprattutto, a sostenere l'aumento di Oss che sono davvero pochi rispetto al numero dei pazienti. Lo stesso direttore De Lucia si è fatto portavoce di questa mancanza, nella speranza che a stretto giro di posta, la situazione potesse migliorare con l'arrivo di nuovi operatori socio-sanitari che, spesso e volentieri, svolgono persino mansioni di supporto psicologico per i tanti ammalati.
 

Ultimo aggiornamento: 15:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA