«Mio fratello è stato ucciso
a Ibiza, ho le prove del delitto»

Martedì 19 Aprile 2022 di Marilù Musto
Francesca e Francesco Iovine

 «Il cuore di mio fratello è rimasto in Spagna, non mi abituerò mai a questa mostruosità, voglio che torni in Italia, ma non è la sola cosa per cui non smetterò mai di battermi: voglio giustizia, la mia famiglia sta chiedendo da due anni la verità che fatica ad arrivare». Vola via il primo sassolino dalla scarpa di Francesca Iovine, la sorella di Francesco, morto in Spagna in circostanze misteriose davanti alla discoteca «Pacha» di Ibiza, uno dei locali più famosi dell’isola.

Nel marzo 2020, nel pieno dell’inizio della pandemia, in Italia giunge la notizia della morte di Francesco, 29 anni, ultimo di quattro fratelli. Originario di Aversa, aveva lasciato la sua terra in compagnia della sorella Francesca per guardare avanti. Dietro, solo macerie. E c’erano molte, troppe storie da cui star lontano. Per sempre. Storie di camorra legate allo zio Antonio, il boss ora pentito di San Cipriano d’Aversa, conosciuto come o’ninno. Storie che non appartenevano né a Francesco né a Francesca e nemmeno agli atri due fratelli rimasti ad Aversa. Per questo, la scelta di andare a vivere in Spagna era stata ragionata, intelligente. Guardare avanti era l’unica scelta possibile. Cercare la vita per trovare poi la morte. Ma com’è stato ucciso, Francesco? «Da subito le autorità spagnole mi dissero che era deceduto in ospedale». Prima circostanza che sarebbe stata smentita da alcuni testimoni del posto: il corpo di Francesco sarebbe stato coperto da un lenzuolo dopo alcune percosse davanti al mega-locale di Ibiza. Ma colpi sferrati da chi? Sul punto, c’è il segreto istruttorio. Sì, perché la magistratura spagnola ha archiviato il caso della prematura scomparsa di Francesco con un nulla di fatto: non si conosce il movente dell’omicidio, non si capiscono le ragioni del pestaggio che sarebbe successo davanti alla discoteca. Su tutto, si respira un alone di pregiudizio legato all’origine della famiglia Iovine di San Cipriano. La colpa dei padri che ricade sui figli, innocenti. Ipotesi. Ma i fatti dicono che ogni aspetto legato al decesso di Francesco, probabilmente, non è stato approfondito con la dovuta cautela. 

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Di certo, nella primavera del 2020 nell’istituto di medicina legale dell’ospedale «San Giuliano» di Giugliano in Campania, fu eseguito un secondo esame autoptico dall’equipe del professor Maurizio Municinò sul corpo di Francesco Iovine. «Sì, ma senza il cuore. Che venne tolto dai medici spagnoli e lasciato in Spagna (dopo una prima autopsia) per altri accertamenti, almeno così ci dissero le autorità - racconta Francesca - da allora, si sono perse le tracce. Lo abbiamo più volte chiesto, ma non c’è stato nulla da fare». Vola il secondo sassolino dalla scarpa. Perché questo mistero? L’avvocato difensore, qualche anno fa, riuscì ad ottenere il via libera per cedere il cuore al legale spagnolo che rappresentava gli Iovine nella penisola iberica, ma l’avvocato italiano si oppose: le prove dovevano passare da un inquirente (spagnolo) all’altro (italiano), non certo nelle mani di un privato. E così, la famiglia ha ottenuto l’apertura del caso di omicidio presso la procura di Napoli nord, ad Aversa, sulla base di nuove testimonianze. Il fascicolo è nelle mani del pm Paolo Napolitano che nei prossimi giorni potrebbe ascoltare Francesca come persona informata dei fatti. «So per certo che mio fratello è morto in un angolo appena fuori la discoteca Pacha», spiega ancora Francesca. «Vogliamo sapere di più, la sensazione di essere stata tenuta all’oscuro della verità si fa sempre più reale. Per questo mi sono recata in Spagna e ho cominciato a indagare io sul caso della morte di mio fratello, ho contattato le persone sul posto, ascoltato i testimoni che mi hanno raccontato una storia diversa da quella emersa dalle indagini». 

E così, la ricerca continua qui in Italia grazie all’impegno della sorella di Francesco che ha giurato a se stessa e al fratello di non fermarsi, il desiderio di giungere alla verità è più forte: «Lo devo a mio fratello. Non potevo vivere pensando di essere stata al centro di un racconto di bugie. Credo nella giustizia italiana e spero con tutto il cuore che emerga la realtà».

Ultimo aggiornamento: 20:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA