Mondragone: estorsioni, arrestato il cugino del boss

La Torre è accusato di aver chiesto 50mila euro al consigliere regionale Zannini come “risarcimento”

L'operazione dei carabinieri
L'operazione dei carabinieri
di Biagio Salvati
Sabato 18 Maggio 2024, 07:00 - Ultimo agg. 08:14
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Per avvicinare il consigliere regionale Giovanni Zannini, avvocato e peraltro suo ex difensore, si era rivolto a due imprenditori già sotto racket da alcuni mesi (amici del politico) ma si è ritrovato accusato di estorsione e tentata estorsione dopo le denunce presentate dallo stesso Zannini e dall’imprenditore che opera nel settore dei rifiuti.

Da ieri, Tiberio Francesco La Torre - cugino dell’ex boss Augusto, oggi collaboratore di giustizia e scrittore pluri-laureato - si trova in carcere. La Torre, 65 anni, scarcerato nel 2020 e domiciliato a Formia, avrebbe preteso da Zannini 50mila euro come risarcimento per aver ferito 15 anni fa il figlio all’epoca 19 enne e oggi residente in Scozia. L’uomo è accusato di estorsione consumata (ai danni dell’imprenditore) e di tentata estorsione aggravate dalla camorra.

Le estorsioni sarebbero andate avanti fino all’8 maggio, quando sono scattate due denunce da parte del consigliere regionale e quella dell’imprenditore taglieggiato con una richiesta di 20mila euro. La Torre avrebbe fatto prima due tentativi autonomi per incontrare Zannini, presentandosi due volte a casa del consigliere addirittura alle 6 del mattino ma senza risultati. Di qui le pressioni sull’imprenditore in stretti rapporti con Zannini, riferendo di quella vecchia vicenda accaduta in un lido quando il figlio di La Torre si lamentò della difesa del padre da parte del consigliere-penalista. Dopo un diverbio, Zannini, per sottrarsi a una aggressione, avrebbe reagito ferendo alla testa il ragazzo suturato in ospedale: un episodio superato da un chiarimento fino alla richiesta di «risarcimento» avanzata dal padre del ragazzo. Nella denuncia presentata ai carabinieri agli ordini del colonnello Antonio Bandelli, Zannini ha raccontato che ci fu un primo approccio di La Torre nel 2023, per chiedergli il risarcimento per le lesioni. In un incontro causale in un bar a dicembre, La Torre avrebbe detto: «Tu mi hai fatto prendere collera per il fatto di mio figlio. Poi ci vediamo».

C’è poi la vicenda di un videomessaggio inequivocabile dove, durante le feste natalizie, per avere altri soldi, chiede al figlio dell’imprenditore: «A me cosa ha portato la Befana? Solo cenere e carbone», invitandolo a un appuntamento nel cimitero. Ma una frase più pesante sarebbe stata rivolta proprio all’imprenditore, durante la richiesta di incontro con il compare (ovvero Zannini, perché l’imprenditore è stato suo testimone di nozze): «Lo devi trovare, mi deve dare 50mila euro entro stasera altrimenti lo sparo». L’imprenditore gli avrebbe fatto capire che un’azione del genere avrebbe spinto subito il consigliere a presentare una denuncia, ma La Torre non si sarebbe fermato contando sulla sua impunità, paventando anzi una denuncia contro il consigliere. Anche il figlio di Tiberio, Antonio, avrebbe poi inviato dei messaggi allo stesso Zannini da una utenza tedesca diventati oggetto di un’altra denuncia.

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Il gip precisa l’autonoma condotta del La Torre, con pesanti precedenti le cui condotte valgono a integrare l’aggravante camorristica «ma non si ritiene integrata l’agevolazione mafiosa, perché, come riferito dal pm sulla disarticolazione del clan La Torre, è descritto come disciolto; e non ci sono elementi indicativi dell’indagato di rafforzare la presenza del sodalizio sul territorio». «Ho fatto il mio dovere - dice Zannini - speravo che condotte del genere non si verificassero più.

Ringrazio la Dda e Arma per l’intervento tempestivo e dirimente. In 4 giorni hanno arrestato La Torre dimostrando che lo Stato c’è ed è forte. Sono circa 6 mesi che vivo sotto minaccia. Ma ora si è superato ogni limite. Invito tutti a denunciare e a vincere ogni paura».

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