Ingoia palloncino per dimagrire e muore:
​sms di Barbaro ai medici al vaglio del pm

Venerdì 8 Maggio 2020 di Marilù Musto

Le sue richieste di aiuto, le informazioni sul suo stato di salute erano finite fra i messaggi inviati ai medici della clinica. Nessuno, probabilmente, però, poteva immaginare che fosse in atto una presunta emorragia interna. Nè i medici nè i familiari. Di certo, qualcosa era andato storto.

Ora, quei messaggi inviati con il telefono cellulare di Pasquale Barbaro ai medici fra giovedì 27 Febbraio e il sabato successivo, giorno della sua morte, sono nelle mani della procura di Santa Maria Capua Vetere.

E faranno da corredo alla relazione del medico legale incaricato dalla Procura per capire le cause della morte di Pasquale, 38 anni, figlio del proprietario della catena di negozi di abbigliamento della galleria Umberto a Napoli. A consegnare il telefono nelle mani del sostituto procuratore Marta Correggia è stato il legale difensore della famiglia Barbaro, Bruno Von Arx. Quei messaggi potrebbero essere la chiave di lettura per ricostruire gli attimi precedenti al decesso dell'uomo. Goccia a goccia, la presunta emorragia interna avrebbe «scavato la fossa» di Pasquale.

Ma è possibile legare l'evento del decesso alla pratica non invasiva eseguita nella clinica Pineta Grande che cura l'obesità? Una domanda che resta ancora senza risposta. Da un lato, la difesa dell'operato della clinica Pineta Grande; dall'altro, il punto di vista dell'accusa rappresentata dai magistrati. Al centro, la morte per infarto di Pasquale Barbaro che è stata, in qualche modo, «legata» dagli inquirenti anche all'ingestione del palloncino che procura il senso di sazietà.
 


A due mesi dalla morte, non si conosce ancora la verità sul perché del decesso, ma a breve dovrebbe essere pronta la relazione del medico legale romano nominato dalla Procura sammaritana che ha chiesto al pubblico ministero 90 giorni di tempo per il deposito degli atti. La famiglia Barbaro vuole vederci chiaro. E lo vogliono anche i magistrati. I medici nominati dalla Correggia hanno il compito di capire se la morte sia collegata all'ingestione dell'Elipse, il palloncino, oppure no.

Pasquale (di 150 chili) non riusciva a dimagrire con la solita dieta. L'obesità, per Pasquale Barbaro, era tarlo, anche se la sua vita non era inficiata dal suo peso. Lavorava, aveva una famiglia, un figlio.

Poi, un anno fa, aveva deciso di voltare pagina e di rinascere. La svolta si era presentata davanti ai suoi occhi con un programma televisivo con protagonista il medico intervistato nel format «La clinica per rinascere - Obesity center Caserta». E lo aveva contattato. Così, giovedì 27 febbraio Pasquale Barbaro, era stato sottoposto a una pratica non invasiva alla clinica Pineta Grande di Castelvolturno.

La professionalità del personale lo aveva convinto e, ancora oggi, non è chiaro se l'ingestione del palloncino c'entri o meno con la sua morte. Niente era mai andato storto nella clinica «Obesity Center che ha chiuso l'anno 2019 con 350 operazioni per curare l'obesità: quasi una operazione al giorno. La magistratura, intanto, ha aperto un fascicolo d'indagine per omicidio colposo, ma non c'è ancora alcun nome nel registro degli indagati. Sospetti, evidenze, indizi: tutti si concentrano in quel giorno, il 27 Febbraio, il giorno dell'ingestione con il metodo Elipse. L'arresto cardiaco che ha stroncato Pasquale Barbaro la notte fra venerdì e sabato ha una tempistica sospetta, ma non vi sono ancora evidenze del fatto che Pasquale sia morto a causa di quel palloncino.

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