Caserta, negligenza durante il ricovero: l'ospedale licenzia il primario in tronco

Giovedì 24 Maggio 2018 di Marilù Musto
A febbraio, pochi giorni dopo il carnevale, un paziente di 55 anni arriva all’ospedale «Sant’Anna e San Sebastiano» di Caserta e viene visitato dal primario del reparto di Emodinamica e Cardiologia interventistica. Si decide di sottoporre il malato a un intervento chirurgico. C’è però un parametro clinico che manca, la classe del «rischio anestesiologico». Il dato viene inserito in cartella clinica da uno specializzando senza tutor. È un sabato pomeriggio e il primario di Emodinamica si allontana dal suo reparto per coprire il turno.
Al momento dell’operazione, però, il parametro non è visibile. Dopo l’intervento chirurgico, il paziente muore, per un altro motivo legato all’intubazione. Almeno un altro medico con i guanti in lattice infilati e due infermieri, fermi alla barella dell’uomo deceduto, assistono alla scena. Impotenti. È l’immagine plastica di una «malpractice», secondo l’ospedale; conseguenza di un disprezzo per l’etica professionale di un medico. La sottovalutazione grave di un caso anche se non direttamente connessa alla morte del paziente. Non ha dubbi il manager dell’ospedale di Caserta, Mario Nicola Vittorio Ferrante. Il medico-primario va licenziato subito e senza preavviso. Così, il camice bianco è stato spedito a casa con una delibera del 22 maggio pubblicata sul sito web dell'azienda ospedaliera. 
Il camice bianco a capo del reparto è Gregorio Salvarola, 67 anni, finito prima al centro di un’indagine interna avviata dalla Commissione dell’azienda ospedaliera casertana «Sant’Anna e San Sebastiano» e poi nella relazione del Consiglio di disciplina che decide il licenziamento del primario Salvarola. Una tegola sulla testa del camice bianco che vanta un’esperienza di 40 anni nel campo della cardiologia e ora è sulla soglia della pensione. Scorrendo il suo curriculum si scopre che guadagna all’anno circa 146mila euro lordi. E viene fuori, anche che quattro mesi fa ha depositato una denuncia in Procura a Santa Maria Capua Vetere per lo spostamento dell’unità operativa dall’ospedale all’Università. Dove a capo ci sarebbe il figlio di un primario. A tagliare fuori Salvarola, la ratifica della decisione del Consiglio da parte del manager Ferrante, noto per «tagliar teste» nelle strutture pubbliche a presunti scansafatiche nell’Asl. Ad Avellino, dove ha lavorato fino a due anni fa, Nicola Ferrante nel 2016 ha licenziato 14 su 21 «furbetti del cartellino». Operatori sanitari che dopo aver timbrato il loro ingresso nella sede centrale dell’Asl di Avellino, lasciavano il posto di lavoro per dedicarsi a private incombenze. «Che ci devo fare se capita sempre a me di prendere queste dolorose decisioni?», sbotta Ferrante.
Non era mai successo prima d’ora all’ospedale di Caserta che primario fosse licenziato in tronco, nel giro di pochi mesi. L’inchiesta interna è partita in maniera parallela alla denuncia dei familiari del paziente deceduto. Scorrendo la cartella clinica, i consulenti della parte civile hanno sottolineato la mancanza della classe del rischio anestesiologico. Un dato essenziale. «La storia è un po’ diversa», chiariscono però i colleghi del medico. Il dottor Salvarola, quel sabato di fine febbraio, chiamò uno specializzando di un suo collega primario per farsi aiutare a inserire i dati nella cartella del computer. Affidò l’incarico allo specializzando, ma non restò ad assistere quest’ultimo che, a quanto pare, non segnò perfettamente la classe. L’accusa che viene mossa al primario è infatti quella di aver dato l’ordine a uno specializzando senza tutor. Poco importa, adesso. Il paziente è ormai morto e non lo si riporta in vita.
«Il messaggio che deve passare è che l’azienda ospedaliera di Caserta è del malato, non dei medici», sottolinea il manager Ferrante. «Questo caso non poteva passare indisturbato. C’è anche una indagine della magistratura in corso». In realtà, Nicola Ferrante ha già licenziato due operatori prima di Salvarola a Caserta: un medico che non si presentava al lavoro e un’infermiera. Per questo si è inimicato non pochi operatori che, ora, digrignano i denti.Ultimo aggiornamento: 26 Maggio, 06:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA