Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Caserta, camorra, racket e gioco on line, 46 arresti in 7 province italiane. Preso il figlio di «Sandokan»

Martedì 7 Febbraio 2017 di Mary Liguori
Caserta, camorra, racket e gioco on line, 46 arresti in 7 province italiane. Preso il figlio di «Sandokan»
Walter Schiavone (nella foto) è stato arrestato alle prime luci dell'alba dai carabinieri della compagnia di Casal di Principe, agli ordini del capitano Simone Calabrò. Il rampollo di casa Schiavone, figlio del boss "Sandokan", è tra i 46 arrestati dell'operazione eseguita questa notte contro il clan dei Casalesi e coordinata dalla Dda di Napoli (sostituti procuratori Luigi Landolfi e Vincenzo Ranieri).
 

Il giovane Schiavone non è accusato di avere ereditato il ruolo di capo per tanti anni spettato a suo padre, ma di aver ritirato lo "stipendio" dal clan. Lo racconta il pentito Raffaele Venosa e c'è un'intercettazione in cui si parla di una somma di circa 8mila euro. Arrestata anche la moglie del ras Salvatore Cantiello.

La fazione decimata è quella degli "Schiavone-Venosa”, che si occupa, tra l’altro, del racket delle slot macchine. Tra i collaboratori ascoltati nel corso delle indagini c'è Yuri La Manna, pentito che sta ricostruendo il "doppio gioco" delle famiglie criminali di Maddaloni, in affari sia con i Casalesi che con i Belforte di Marcianise.

Gli indagati rispondo di associazione per delinquere di stampo mafioso, concorso esterno, ricettazione, estorsione, illecita concorrenza con minaccia o violenza, intestazione fittizia di beni, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti e spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione illegale di armi, tutti aggravati dal metodo mafioso e commessi per agevolare il clan dei Casalesi. Gli episodi contestati risalgono a tempi molto recenti. Le indagini hanno infatti coperto un periodo che va dal 2011 al maggio del 2015. 

«Anticipare emergenze e non rincorrerle per evitare violenze e sangue» ha detto in conferenza il procuratore Giovanni Colangelo commentando la retata che questa notte ha decimato il gruppo "Venosa-Schiavone". Il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli ha illustrato i risultati dell'operazione che hanno consentito di "sequestrare una piattaforma online gestita direttamente dal clan e ai titolari delle agenzie di scommesse". Soldi a getto continuo, dunque, che «consentono ai familiari dei boss al 41 bis di mantenere un tenore di vita molto elevato nonostante i redditi dichiarati siano bassi».
Ultimo aggiornamento: 8 Febbraio, 09:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA