Nash morto nell'ospedale di Caserta:
fu oppositore dei decreti sicurezza

Mercoledì 25 Marzo 2020 di Daniela Volpecina
Nash, il ghanese simbolo della lotta contro i Decreti Sicurezza, è morto ieri notte all'ospedale Sant'Anna e San Sebastiano di Caserta. È morto solo, così come era vissuto. Una legge gli ha impedito infatti di tornare nel suo Paese d'origine per riabbracciare, dopo 25 anni di assenza, i suoi tre figli. Ricoverato tre settimane fa per una grave patologia al cuore e ai polmoni, Nash, 67 anni, era affetto anche da una malattia cronica degenerativa che lo aveva reso cieco.

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Da oltre due anni progettava di tornare in Ghana e ricongiungersi alla sua famiglia che non vedeva dal 1995. Un obiettivo che avrebbe potuto concretizzare grazie al permesso di soggiorno per motivi umanitari. Questo almeno è ciò che sperava. Un sogno andato in frantumi nel 2018 con l'approvazione del primo dei Decreti Sicurezza che abolisce il permesso di soggiorno per motivi umanitari. Nash però non si arrende e, affiancato dagli operatori del centro sociale ex Canapificio, avvia un iter legale per ottenere il riconoscimento di ciò che considera un suo diritto dopo venti anni trascorsi a lavorare nelle campagne di Foggia e Castel Volturno. Qui viene in suo aiuto anche Emergency e la sua storia approda anche sulla stampa internazionale all'indomani della pubblicazione di uno studio condotto dall'Ispi, che rende noti numeri, dati e testimonianze sugli effetti e le conseguenze dei Decreti Salvini. L'aggravarsi delle condizioni fisiche e il ricovero in ospedale nel febbraio scorso hanno rallentato la sua corsa che si è definitivamente arrestata ieri notte quando ha esalato l'ultimo respiro.

Nessuno, né gli amici, né gli operatori dello Sprar hanno potuto avvicinarsi per dargli l'estremo saluto. I protocolli di sicurezza imposti per arginare la diffusione del coronavirus non lo consentono. Concessa soltanto la benedizione della salma. Vietato invece il rito funebre. Resta l'amarezza di chi lo ha conosciuto e ha combattuto al suo fianco come gli operatori dell'ex Canapificio.

Nash infatti era entrato a far parte del progetto di accoglienza Sprar di Caserta nel 2016. Proprio per le sue precarie condizioni di salute, era reduce da un infarto, era riuscito ad ottenere anche una pensione di invalidità ma al danno la beffa ha perso il diritto di riscuoterla quando non gli è stato più rinnovato il permesso di soggiorno. «Con rabbia e dolore piangiamo la scomparsa di Nash denunciano gli operatori e pensiamo alle migliaia di persone che, a causa di leggi ingiuste e intollerabili, vivono una vita sospesa. Senza diritti, né tutele. Oggi che la nostra libertà di movimento e circolazione è fortemente compromessa, possiamo forse sentirci più vicini a chi per decenni si è ritrovato intrappolato». © RIPRODUZIONE RISERVATA