«Noi un anno fa sotto le macerie
di Genova: così siamo sopravvissuti»

di Franco Tontoli

0
  • 201
A metterla sul festoso, quella del 14 agosto potrebbe essere una giornata da torta con una candelina, un soffio e brindisi. Ma Eugeniu Babin, e Natasha Yelina, lui moldavo, lei ucraina, da circa quindici anni residenti a Santa Maria Capua Vetere, il primo compleanno della vita cui sono stati fortunatamente restituiti non sentono di celebrarlo in maniera chiassosa. «Sarà una giornata di ulteriore meditazione e di ringraziamento per chi, da soprannaturale, ci ha voluti ancora vivi e per i tanti, in terra, che si sono spesi con dedizione ed eroismo a salvare noi e gli altri che ce l'hanno fatta». Il 14 agosto dell'anno scorso, alle 11.36, crollava a Genova il Ponte Morandi, e Eugeniu e Natasha si ritrovarono in mezzo all'enorme frullato di macerie, cemento e ferro e urla di disperazione e poi di sirene d'allarme e dei soccorsi e del volteggiare di elicotteri. Per tre ore nell'auto semiaccartocciata, il muso in giù, Natasha perdeva sangue dalle gambe, Eugenio aveva il capo ciondolante, un colpo alla cervicale ed ebbe la lucidità di sorreggersi il mento col borsello, più di tre ore di alternanza tra angoscia e speranze tra rumori e tramestìì di ogni tipo, fino a un toc-toc sulla carrozzeria: «Ragazzi, siamo qui, usciamo, che state a fare qui».

CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO:
  • Accesso illimitato agli articoli
    selezionati dal quotidiano
  • Le edizioni del giornale ogni giorno
    su PC, smartphone e tablet
SCOPRI LA PROMO



Domenica 11 Agosto 2019, 11:18
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti

QUICKMAP