Nola, risucchiato dal macchinario così è morto il giovane di San Felice

di Gabriella Cuoco

SAN FELICE A CANCELLO - Le porte del pastificio Ferrara oggi sono rimaste chiuse e lo saranno anche durante tutto il fine settimana. Gli agenti del commissariato di Polizia, su ordine della Procura di Nola, che ha aperto un’inchiesta sulla morte del 32enne Aniello Bruno, hanno sequestrato l’area dei macchinari per imballaggi e passato al setaccio l’intera struttura della zona industriale di Polvica di Nola, al confine con la Valle di Suessola. L’ipotesi di reato, se si appura che non sono state osservate le norme di sicurezza, è di omicidio colposo. Da ieri mattina, all’interno dell’azienda gestita da anni dalla famiglia Ferrara, è un andirivieni di operai e sindacalisti, ancora sotto choc per la tragica morte del giovane sanfeliciano, che da anni lavorava nell’azienda e, soprattutto, era ben voluto «per la sua disponibilità e per la capacità di non lamentarsi mai», dicono alcuni colleghi. Il corpo di Aniello si trova presso il reparto di Medicina Legale del II Policlinico di Napoli dove, solo nella giornata di lunedì, sarà dato incaricato dalla Procura ad un medico legale di effettuare l’esame autoptico che, senza ombra di dubbio, farà luce su una vicenda che col passare delle ore è sempre più ingarbugliata. Sono in molti a sottolineare che già qualche giorno prima della tragedia alcuni addetti agli imballaggi avevano segnalato al capo del settore un problema legato proprio a quel macchinario, che sembrava non andare alla perfezione. Dall’altra parte, invece, c’è chi sottolinea che lo stesso giovane si è troppo esposto verso il bocchettone dell’ingranaggio, che lo ha poi risucchiato senza dargli scampo.
 
Venerdì 13 Luglio 2018, 21:17 - Ultimo aggiornamento: 14-07-2018 13:33
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