Caserta: impiegato in pensione,
la coppia in crisi non si può separare

Lunedì 29 Giugno 2020 di Daniela Volpecina

Manca il personale, sospesi alcuni servizi. Succede al Comune di Caserta e, in particolare, all'ufficio Anagrafe dove una coppia si è vista negare l'attivazione di un procedimento, previsto per legge, perché l'impiegato competente in materia è andato in pensione due mesi fa e chi lo ha sostituito non è in grado di occuparsene. I due cittadini, una 37enne e un 36enne, residenti a Caserta, si erano recati allo sportello dello Stato civile all'ex caserma Sacchi per avviare le pratiche della separazione dopo quattro anni di matrimonio.

Un compito affidato ai Comuni già dal 2015, da quando cioè è entrato in vigore il decreto legge numero 132 del 2014, a condizione che la separazione sia consensuale, che i due coniugi non abbiamo beni in condivisione e non ci siano trasferimenti patrimoniali in atto (per i quali è prevista una scrittura privata da firmare in separata sede) e soprattutto che non ci siano figli minorenni oppure figli maggiorenni ma non economicamente autosufficienti oppure portatori di un handicap grave. Un metodo veloce ed economico per molte coppie che non hanno la possibilità di ingaggiare un avvocato ed intraprendere un procedimento giudiziario che, oltre ad essere più lungo, costerebbe almeno duemila euro. Rivolgendosi all'Ente locale l'unico costo da sostenere invece è quello di una marca da bollo di 16 euro. Trascorsi sei mesi, i due possono poi chiedere anche il divorzio, con un iter altrettanto breve e con un costo analogo a quello della separazione. Tutto ciò nel comune capoluogo però non è possibile.

I quasi settantamila abitanti di Caserta possono contare infatti su appena undici impiegati: cinque all'ufficio anagrafe, due al protocollo, due all'ufficio elettorale e appunto solo due anche allo stato civile. Una vera e propria emorragia che si traduce inevitabilmente in un disagio per l'utenza e che rischia di essere amplificato a settembre con i nuovi pensionamenti. Almeno cinque le persone che andranno in quiescenza solo tra quelli del settore Anagrafe. Impossibile, secondo gli addetti ai lavori, continuare ad operare in queste condizioni soprattutto in vista della tornata elettorale di settembre. I dipendenti sperano in un trasferimento di risorse da un settore all'altro dell'Ente ma questa soluzione risolverebbe soltanto in parte i problemi. A poco servirà infatti spostare un impiegato da un ufficio all'altro se prima non si effettuerà un periodo di affiancamento e formazione per metterlo nelle condizioni di operare al meglio e di possedere le competenze necessarie. Al momento un aiuto e un supporto in questo senso è arrivato proprio da qualche collega in pensione che essendo più esperto, è tornato in ufficio per dare una mano, a titolo volontario e gratuito, ai colleghi in difficoltà. Una prassi che tuttavia non può diventare la regola. Il rischio concreto è che nei prossimi mesi l'amministrazione comunale sia costretta a chiudere qualche ufficio e ad accorparne altri come già accaduto in alcuni piccoli Comuni della provincia di Caserta. Se è vero infatti che Palazzo Castropignano e parte dell'ex Caserma Sacchi sono rimasti aperti, seppure con i numerosi distinguo, durante tutta l'emergenza sanitaria, è anche vero che i pochi dipendenti sono ora allo stremo. Tanti gli episodi in cui si è dovuto fare ricorso alla Polizia municipale e addirittura ai carabinieri per aggressioni verbali. Difficile riuscire a gestire tutto con così poche risorse a disposizione.
 

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