Padre picchia figlia per foto su Instagram
e va a processo: «Sei troppo occidentale»

Domenica 29 Novembre 2020 di Gabriella Cuoco
Padre picchia figlia per foto
su Instagram: «Sei troppo
occidentale».  E' sotto processo

Qualche mistero è stato svelato durante l’incidente probatorio: è stato il profilo Instagram a scatenare l’ira del padre che, nonostante da anni vivesse in Italia, non ha mai accettato che la figlia volesse a tutti i costi essere occidentale. 

Si terrà il 15 dicembre l’udienza preliminare del processo a carico del 55enne che da una decina di anni vive a tra Santa Maria a Vico e San Felice a Cancello, padre della ragazza islamica, oggi 17enne, che ha denunciato le angherie psicologiche e i maltrattamenti del genitore. A chiusura dell’incidente probatorio, il gip Sergio Enea oltre a confermare l’accusa di maltrattamenti ha aggiunto quella del sequestro di persona. I fatti risalgono all’estate 2017, quando l’uomo, di mestiere autista di camion per una ditta del Napoletano, secondo la testimonianza della ragazzina, le aveva imposto di seguire la religione musulmana (ma non di indossare il burqa) e, nel momento in cui la stessa, si era rifiutata, l’aveva picchiata. Solo in qualche caso, di cerimonie particolari, l’uomo aveva chiesto alla figlia di mettersi il velo. Il tutto, però, era avvenuto in un periodo in cui la madre era lontana da casa e si trovava in Tunisia, per alcuni problemi legati alla sua famiglia d’origine. Ma non solo, la ragazzina che assisteva quotidianamente il fratellino più piccolo, veniva rinchiusa in casa dal padre per giornate intere e, proprio in questi momenti, secondo il padre la ragazza che all’epoca dei fatti aveva da poco conseguito la licenza della scuola media, si divertiva a pubblicare foto sul suo profilo Instagram. 

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Ora lei comparirà davanti al giudice Campanaro, che le chiederà di ricostruire nei dettagli tutta la vicenda che, a poche ore dalla giornata sulla violenza sulle donne, assume forme e dimensioni ben più ampie in una zona come quella della Valle di Suessola, ultimamente «macchiata» dall’omicidio della 33enne Maria Tedesco. «È un processo delicato – dice l’avvocato Raffaele Carfora, difensore del padre - ma che affrontiamo con la serenità di poter spiegare come si sono svolti i fatti in contestazione. Più in generale, ritengo che il fenomeno della violenza di genere vada combattuto soprattutto sul piano della prevenzione. Nel 2017 l’Italia è stata condannata dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo con la nota sentenza Talpis, nella quale si rimproverava al nostro Paese non già l’incapacità di punire bensì un sistema di contrasto preventivo non adeguato».

Ultimo aggiornamento: 30 Novembre, 07:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA