Pineta Grande, coperture ottenute
con borse di studio e posti di lavoro

Venerdì 24 Gennaio 2020 di Mary Liguori

Di «inciarmi», ovvero stratagemmi, ne sarebbero stati architettati a più gradi. Tutti tesi a coprire gli illeciti a monte dell’ampliamento della clinica Pineta Grande di Castel Volturno, lavori che avrebbero violato sia le normative edilizie che la legge regionale che regola il tetto massimo di posti letto concessi a una sola società. Ma sia in Comune che in Soprintendenza, sia nell’Asl che in Regione, il dottor Vincenzo Schiavone, titolare di fatto della struttura sanitaria casertana, avrebbe trovato personaggi disposti a documentare il falso per fare i suoi interessi. Gli illeciti sarebbero iniziati anni fa: dalla prima sanatoria, fino agli espropri e alle licenze che hanno portato all’ampliamento oggetto dell’attuale indagine. Illeciti «coperti» da una rete di soggetti istituzionali, primo tra tutti quel Domenico Noviello, ex capo dell’Utc arrestato l’anno scorso che, intercettato, parla di «doppie conformità... problemi da risolvere... come devo inciarmare?». Lui che, invece, scrive il gip Alessandra Grammatica, avrebbe dovuto limitarsi a «evidenziare le difformità tra le carte e i lavori in corso e ordinare la demolizione». Ma, sostengono i pm, questo non avvenne perché c’è gente che avrebbe fatto carte false per consentire alla clinica di proliferare. Alla base dell’arresto di Schiavone ci sono due livelli di accuse e ci sono le dichiarazioni dell’ex responsabile del settore ambiente del Municipio, Valerio Boccone, il quale parla di «posti di lavoro» messi a disposizione da Schiavone in cambio dei favori, oneri concessori non pagati e «risarciti» con borse di studio in favore di soggetti vicini agli amministratori comunali. Pineta Grande, centro sanitario di eccellenza del Mezzogiorno e location della trasmissione sulla chirurgia per obesi in onda su Real Time avrebbe ottenuto favori dall’ex soprintendente Salvatore Buonomo e da un funzionario della Soprintendenza di Caserta, Giuseppe Schiavone, colpito da misura interdittiva per la durata di un anno. Divieto di dimora in Campania per il tecnico di parte Domenico Romano. Per il filone relativo agli abusi edilizi, sono indagati l’ex capo dell’Utc di Castel Volturno, Noviello, già coinvolto nello scandalo delle licenze edilizie concesse in cambio di soldi e sesso, e l’ex sindaco Dimitri Russo, con la sua giunta e il consiglio comunale in carica con lui. Ma c’è, come detto, un secondo e più alto livello d’indagine che riguarda la Regione Campania, con il dirigente Antonio Postiglione accusato di aver favorito Schiavone, come l’ex direttore dell’Asl di Caserta, Mario De Biasio, a sua volta iscritto sul registro degli indagati.
 
La sfera regionale e dei vertici sanitari coinvolti nell’indagine per corruzione, falso in atto pubblico, violazione della materia urbanistica, trova il suo fulcro in una circolare emanata dalla direzione generale della Regione Campania per la Tutela della salute e il coordinamento del Sistema sanitario retta dal dirigente Postiglione. La delibera messa sotto accusa dai sostituti procuratori Giacomo Urbano e Vincenzo Quaranta della Procura di Santa Maria Capua Vetere, diretta da Maria Antonietta Troncone, avrebbe permesso a Schiavone di mettere a posto le carte in merito al tetto massimo di posti letto presenti nelle sue strutture. Secondo l’accusa, Schiavone avrebbe prodotto documenti falsi, non presentando un piano preventivo, sebbene fosse richiesto dalla legge. Con l’ampliamento della clinica, i posti letto sarebbero passati da 150 a 574, il che avrebbe violato le normative regionali. La clinica si è sempre difesa sostenendo che i posti sarebbero stati «recuperati» dalla chiusura delle altre strutture della stessa proprietà. Per la Procura, però dietro l’ampliamento di Pineta Grande ci sarebbero una serie di favori ottenuti da Schiavone grazie ai suoi rapporti con dirigenti regionali, dell’Asl e della Soprintendenza. Già bloccati dal sequestro del settembre scorso, i cantieri per l’ampliamento di Pineta Grande sono ritenuti abusivi. Durante i precedenti due step dell’indagine, Schiavone avrebbe anche tentato di «avvicinare» i pm titolari dell’inchiesta. Secondo la Procura è «sintomatico», delle sue capacità di «inquinare» le prove. Schiavone, sostiene la Procura, «conosceva in anticipo lo sviluppo delle indagini» e in clinica venivano a sapere in anticipo anche dei controlli. «Qui ci sta l’abuso... lo devono sequestrare». Commentano, intercettati, due degli indagati. Consci, secondo i pm, degli illeciti «coperti» dalla rete istituzionale al servizio di Schiavone.

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