CORONAVIRUS

Pronto Soccorso congestionati,
il Psaut di San Felice è fuori controllo

Mercoledì 18 Novembre 2020 di Gabriella Cuoco

Soccorsi congestionati allo Psaut dell'ospedale Ave Gratia Plena di San Felice a Cancello. Da una settimana, ogni giorno, arrivano centinaia di utenti con sintomi da Coronavirus che mandano in tilt tutto il sistema sanitario della struttura, già carente di personale medico e paramedico. «È tutto assurdo e difficile persino da raccontare dicono alcuni infermieri non sappiamo più dove dividerci. Basta pensare che siamo pochissimi in ogni turno e le richieste sono triplicate». Ci sono notti, infatti, durante le quali arrivano contemporaneamente più di una persona che richiede di essere soccorsa e non c'è nemmeno una barella dove poterla far appoggiare. La situazione è davvero allo stremo anche per l'assenza di un pronto soccorso in zona, dopo la chiusura di quello dell'ospedale di Maddaloni, trasformato ad aprile scorso in Covid hospital.

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«Sono mesi, oramai, che andiamo avanti con la carenza del personale, - dicono alcuni rappresentanti sindacali degli operatori sanitari del nosocomio suessolano ma ora, la situazione è pazzesca e noi non abbiamo nemmeno la forza di farci sentire. Le promesse sono state tante e non mantenute». Intanto, la struttura si prepara ad ospitare, al terzo piano, il Covid hospital con venti posti letto che diventerà la succursale di quello della città. Da settimane a San Felice a Cancello si sta vivendo una situazione pazzesca: ambulanze demedicalizzate, personale ridotto all'osso ma, soprattutto, numero di positivi in città alle stelle (anche se negli ultimi giorni si è registrato un leggero calo). I lavori sono già partiti e dovrebbero terminare entro e non oltre una ventina di giorni. Nei prossimi giorni si provvederà anche all'arrivo di suppellettili e materiale sanitario. L'intera ala, che doveva ospitare l'hospice per malati terminali, si trasformerà in reparto Covid con terapia intensiva, sub-intensiva e pneumologia.

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I sindaci di San Felice a Cancello e di Arienzo, Giovanni Ferrara e Giuseppe Guida, continuano però a lottare per la riapertura del punto di primo soccorso. Nelle ultime ore i due, non sulla stessa linea d'onda in merito ad alcune azioni da intraprendere, si sono lanciati persino bordate sui social. «Ognuno sceglie quali battaglie condurre nell'interesse dei cittadini, - dice il primo cittadino di Arienzo - anche se, nella lotta per ottenere la riapertura del pronto soccorso, le fughe in avanti non servono a nulla e, anzi, occorre un'unità di intenti e di azioni future. La situazione attuale non ci consente di contrastare le scelte legate all'emergenza, ma, con coerenza, possiamo e dobbiamo riaffermare, a gran voce, l'urgenza di avere un punto di primo soccorso nella zona. Personalmente, ho preso questo preciso impegno e, anche da solo, andrò avanti. È una questione che non si può ancora rimandare: lo dobbiamo a circa 100mila persone, che abitano in questo esteso territorio e hanno necessariamente bisogno di contare sulla presenza di questo punto di riferimento e di primo intervento». Guida chiede un ritorno all'unità nella lotta per la riapertura del pronto soccorso: «Serve un impegno ufficiale da parte dell'Asl e delle Istituzioni, affinché, passata l'emergenza, l'ospedale torni ad essere un pronto soccorso di zona», conclude il primo cittadino di Arienzo.

 

Ultimo aggiornamento: 21:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA