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Reggia di Caserta, intervista a Maffei:
«Un prezzo di 18 euro è più che adeguato»

Domenica 3 Luglio 2022 di Lidia Luberto
Reggia di Caserta, intervista a Maffei: «Un prezzo di 18 euro è più che adeguato»

«Diciotto euro per visitare non solo il palazzo, il parco, il Giardino inglese, ma anche la grande mostra Frammenti di Paradiso e l'altra dedicata alla scultura di Giuseppe Sanmartino Il piccolo principe, mi sembra un prezzo più che adeguato». Così, il direttore della Reggia, Tiziana Maffei, mette fine alle lamentele che si sono scatenate in questi giorni attorno all'incremento del costo del biglietto che da 14 è passato, appunto, a 18 euro.

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Per niente turbata dalle critiche, dunque?
«Prima di prendere decisioni del genere, valutiamo ogni aspetto e, ovviamente, mettiamo in conto anche questo. Certo, qui, ogni più piccolo cambiamento diventa materia di polemica. Ma tant'è. Dimenticando, però, che gli abbonati, per visitare le esposizioni, non sono tenuti a pagare un euro in più».

A chiusura della mostra, il costo del biglietto rimarrà questo o contate di riportarlo a come era in precedenza?
«Non lo abbiamo ancora deciso, ma l'orientamento è di lasciarlo a 18 euro: è arrivato il momento, mi pare, che ci si confronti alla pari con i musei simili al nostro, anche alla luce degli sforzi che stiamo facendo per migliorare i servizi e l'accoglienza».

Aumenti a parte, gli operatori lamentano una scarsa informazione e una carente comunicazione da parte del museo, come è successo nel caso della mostra appena inaugurata...
«Abbiamo lanciato la mostra quasi due mesi fa con una conferenza stampa all'Associazione stampa estera di Roma: più comunicazione di così. È stata, anche questa, una scelta meditata: presentarla in quel contesto ha significato farla conoscere a livello internazionale, la platea alla quale vogliamo rivolgerci. Piuttosto, forse c'è una scarsa attenzione da parte degli operatori locali. Peraltro, abbiamo mandato inviti a tutti e l'informazione non può essere ad personam, perciò ci sarebbe bisogno di un unico canale dal quale gli operatori interessati possano attingere le notizie utili. Senza contare che il nostro sito è sempre aggiornato in tal senso».

Qualcuno ha dichiarato di trovarsi in difficoltà per aver venduto pacchetti di visita al costo di 14 euro, e dunque, di non sapere come recuperare i quattro euro di disavanzo.
«Una cosa molto improbabile. Fino al 30 giugno i ticket di accesso costavano 14 euro, dal 1 luglio erano già in vendita a 18. Pertanto, anche prenotando mesi fa, per questa data, non si potevano acquistare biglietti con il prezzo precedente».

Una struttura, la Reggia, dalle grandi potenzialità e dalle altrettanto numerose problematiche.
«Proprio così, è luogo straordinario, forse fin troppo. È una piccola città nella città, con tante questioni da seguire, infrastrutture da garantire, con una dimensione condominiale che pone problemi di sicurezza e anche di investimenti, con la grave carenza di personale che ci impedisce di aprire altri spazi di visita».

Qual è la sua idea di Reggia?
«A volte mi sembra una sorta di astronave, sovradimensionata di per sé in una provincia che le va anche stretta. È immensa sotto ogni punto di vista. Forse per questo poi non c'è un'adeguata visione delle sue potenzialità. La Reggia, poi, è un organismo vivente in trasformazione continua: non è la Reggia di due o tre anni fa, e neppure quella dell'anno scorso e neppure quella di domani. Perciò, bisogna avere fiducia e voglia di lavorare».

La Reggia e il territorio: qual è il ruolo del museo?
«La nostra è una missione culturale al servizio della società. Ovviamente, non siamo imprenditori turistici, ma poniamo le basi perché questi possano cogliere le occasioni che offriamo. Come dovrebbe fare la stessa città diventando accogliente e pulita, tanto per incominciare. Mentre vogliamo essere, per il territorio tutto, traino di sviluppo soprattutto attraverso il rapporto pubblico-privato».

In che modo, concretamente?
 «La Reggia fu concepita anche come luogo di economia e produzione. E con alcuni dei nostri progetti è ciò che vogliamo realizzare. Come per le serre borboniche, che mettiamo a disposizione di aziende vivaistiche perché vi siano prodotte e vendute le piante inserite nei cataloghi storici del Parco reale. Insomma, ben vengano i privati che si propongono, però, attraverso progetti e in risposta a bandi pubblici in piena trasparenza». 

Anche le mostre in corso hanno un taglio innovativo? Vuole spiegarlo?
«La Reggia finora è stata concepita come location che accoglieva rassegne di ogni tipo. Non è più così: le mostre riguarderanno la Reggia stessa con il suo patrimonio vastissimo. Una Reggia che si autopromuove con tutta la bellezza della propria identità. Vorrei che diventasse la Reggia d'Italia». 

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