Viaggio nel dedalo della Domiziana tra spaccio e prostituzione: «Qui comandano gli africani»

Viaggio nel dedalo della Domiziana tra spaccio e prostituzione: «Qui comandano gli africani»
di Mary Liguori e Marilù Musto
Venerdì 28 Aprile 2017, 14:01 - Ultimo agg. 19:16
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I rifiuti che galleggiano nella piscina dell’ex hotel Zagarella sono il simbolo del degrado di Castel Volturno dove, paradossalmente, la differenziata ha raggiunto una media del 45 per cento ma languono enormi zone abbandonate a se stesse, con tonnellate di spazzatura mai rimosse. Metafora di una città che vive di un centro nei fatti denuclearizzato e di una periferia completamente allo sbando. È qui che sorgono i covi dei tossicodipendenti, dei pusher neri, delle prostitute. 

Un esercito anonimo e invisibile che si muove, vive e spesso delinque lungo la Domiziana. Un esercito figlio di una piaga di proporzioni mondiali. La tratta di esseri umani. Ragazzi strappati alla loro terra e poi costretti a spacciare droga, a prostituirsi nel caso delle donne, per pagare il riscatto con la mafia nigeriana: una somma di 35mila euro. Negli ultimi due anni tra i 15mila immigrati clandestini che transitano per Castel Volturno sono in aumento esponenziale le ragazzine al di sotto dei diciotto anni, come conferma suor Rita Giaretta della Casa di Ruth che da 21 anni lavora per recuperare ragazze tolte dalla strada. «A Castel Volturno comandano gli africani», dice scuotendo la testa. Da un punto di vista politico il fenomeno è tutt’altro che risolto. Esiguo, vista la mole di immigrati che sbarcano qui ogni anno, il personale delle forze dell’ordine schierato. Carabinieri, poliziotti e finanzieri fanno quello che possono, sul fronte della droga e quello della prostituzione, muovendosi in un esercito di disperati per il 50 per cento malati di Aids e Tbc. Il rischio di contrarre malattie, per chi opera in questo ambiente, è altissimo. Una polveriera, dove abbiamo girato un video-reportage consultabile da oggi su IlMattino.it. Una situazione dunque per niente cambiata rispetto agli anni '80 quando, secondo l’ex boss Augusto La Torre, i Casalesi avevano programmato di «uccidere un nero al giorno per dare un segnale allo Stato: doveva cacciare gli immigrati, altrimenti avremmo fatto una strage». E per tre volte la camorra ha mietuto vittime africane, scelte a caso per il colore della pelle per colpire la mafia nera.
 


Dal ‘90 fino alla strage del gruppo di Giuseppe Setola, ciclicamente il contrasto tra la camorra e la mafia africana esplode con violenza inaudita. Di recente la parlamentare Camilla Sgambato ha presentato una interrogazione sul caso Castel Volturno. Le ha risposto il sottosegretario Davide Faraone secondo il quale «dopo la strage è stata avviata un’azione di sistema per l’ordine e la sicurezza pubblica e per favorire lo sviluppo legale del territorio e il recupero ambientale e di integrazione sociale in ragione dell’elevata presenza di stranieri». Sempre secondo Faraone «Castel Volturno è da tempo alla massima attenzione del Ministero dell’interno. I migranti, la cui presenza è favorita dal considerevole numero di abitazioni abbandonate, vengono impiegati per lo più in attività agricole o edilizie, spesso in condizioni di disagio». La piaga del caporalato, in effetti, si somma a quella della prostituzione e dello spaccio. «In tale contesto, - ha aggiunto il sottosegretario - da oltre due anni Castel Volturno è esclusa dall’accoglienza per i richiedenti asilo».

Naturalmente, visto che il Litorale è considerato porto franco per i clandestini, ciò non mitiga in alcun modo la presenza di immigrati irregolari in zona. Nel suo intervento in risposta all’interrogazione della Sgambato che chiede se non è il caso di considerare la città «in base al numero di residenti effettivi» e non sulla scorta degli iscritti all’anagrafe comunale, Faraone ha spiegato che ciò non è possibile e ha ricordato del «piano “Aggregazione e legalità” finanziato con un milione e 240mila euro». Infine, secondo il sottosegretario, «in merito alla presenza di forze dell’ordine sul territorio» Faraone ha ricordato che operano sull’area «31 carabinieri e 37 poliziotti». Numeri insignificanti se si considera che secondo il sindaco Dimitri Russo, convocato in Commissione Antimafia nel 2016 «i residenti ufficiali sono 24mila ma almeno 40mila persone vivono sui 27 chilometri della cittadina domitiana». Armi spuntate anche per il Comune che dispone di 18 vigili urbani.

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