Mozzarella Campana: addio buste
di plastica, arrivano involucri ecologici

Giovedì 5 Dicembre 2019 di Mariamichela Formisano

Come si fa a conservare sempre fresca la Mozzarella di Bufala Campana Dop, anche quando affronta viaggi in Italia e nel mondo dove la richiesta è cresciuta del 20% solo negli ultimi tre anni? La risposta è arrivata dai ricercatori della società Materias, e si chiama peptide. A spiegare la straordinaria capacità di questa proteina naturale in grado di proteggere gli alimenti da imballaggi e contenitori di plastica, è stato ieri il presidente della società di ricerca napoletana ed ex Ministro Luigi Nicolais, intervenuto all'incontro organizzato dal Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop alle ex Cavallerizze di Caserta.

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«Il peptide è un pezzo di proteina naturale capace sia di legarsi al materiale plastico, sia esso una pellicola sottile oppure una vaschetta, sia di intercettare e distruggere i microrganismi presenti nei liquidi di governo che avvolgono la mozzarella». Insomma un difensore a due braccia, una per attaccarsi ai polimeri della plastica dei contenitori, e l'altra pronta ad uccidere i batteri cattivi. Va da sè che questo brevetto, sperimentato in laboratorio insieme all'Università Federico II di Napoli, garantirà una aumentata shelf life per il prodotto alimentare fresco sia una maggiore sicurezza per i consumatori. E così due eccellenze campane, la ricerca e la regina della gastronomia, ieri si sono incontrate all'ombra della Reggia, accolti dalla direttrice Tiziana Maffei, per divenire vessilli nel mondo di ricerca, cultura, tradizione, progresso.

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Tra un anno, infatti, il brevetto targato Materias uscirà dai laboratori per essere fruibile anche a livello industriale e permettere così alla filiera della Dop di avere degli imballaggi sottili capaci di garantire freschezza prolungata del prodotto e tutela della salute e dell'ambiente. Ospite del presidente del Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Dop Raimondo, il presidente Luigi Nicolais ha affrontato anche la questione della plastic tax, su cui importanti aziende con stabilimenti anche nel Casertano, tra cui la Ferrarelle e la Coca Cola, sono intervenute chiedendo modifiche. «Bisogna puntare sul riciclo del Pet, come ha sperimentato con successo già la Ferrarelle - ha rimarcato Nicolais - Non si può immaginare solamente di togliere la plastica. Dopo che facciamo? Usiamo il vetro o i metalli? Materiali la cui lavorazione richieste costi e inquinamenti giganteschi». E mentre la discussione è tuttora in corso in Parlamento, la Coca Cola ha addirittura paventato la chiusura degli stabilimenti ubicati nel Sud Italia, ovvero Oricola (L'Aquila) e Marcianise. Sarebbe invece al riparo da ridimensionamenti o chiusure il sito di Verona, più grande e situato sulle strade dell'export. «I mezzi di informazione - ha aggiunto Nicolais - vedono solo un piccolo pezzo, non tutto il sistema, ma quando si realizza un'analisi ecologica è necessario guardare il tutto. Bisogna assolutamente puntare sulla plastica riciclata, come il Pet». Ma due giorni fa proprio sul tema Pet si erano espressi Confindustria Caserta, in linea con la Confindustria nazionale, e le organizzazioni sindacali di categoria. Portavoce del tavolo, dove erano presenti anche i dirigenti delle aziende di produzione di bibite e di imbottigliamento di acque minerali, fu il presidente di Confindustria Caserta Luigi Traettino: «La plastica delle bottiglie (PET) è 100% riciclabile. Molti produttori ed imbottigliatori già utilizzano plastica riciclata (rPET) che però risulta difficile da trovare e solo in Italia esiste un limite del 50% di plastica riciclata che è possibile utilizzare. Il prezzo del PET è di 900 euro a tonnellata, la tassa è di 1.000 euro a tonnellata, questo comporterebbe un aumento del costo della materia prima del 110%».

Ultimo aggiornamento: 11:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA