Salvini a Mondragone, caos e scontri:
«Ma tornerò presto dalla gente perbene»

Martedì 30 Giugno 2020 di Luigi Roano

Durissima la contestazione a Matteo Salvini messa in scena da gruppi di antagonisti dei centri sociali - alcuni provenienti anche da Napoli - dai neoborbonici e da sigle afferenti al mondo dei senza lavoro. Ma anche dai mondragonesi - che su Salvini si sono spaccati tra chi lo ritiene «un politico con gli attributi e capace di risolvere i problemi della città» e chi invece lo accusa di «farsi solo l'ennesima passerella elettorale». Qualcuno, sussurrano nella Lega, è convinto che i contestatori locali siano stati sobillati da chi «sarà candidato nelle liste di centrosinistra». Tra i contestatori anche persone con la maglia e il logo di «Potere al Popolo». Certo è che le forze dell'ordine e anche l'esercito hanno scattato molte foto per verificare effettivamente se tra i manifestanti ci fossero persone da controllare a stretto giro.
 

 

Tant'è il leader della Lega non ha potuto fare il suo comizio: un po' perché la sua voce non si poteva sentire perché sovrastata dalle urla e dagli insulti di almeno duecento contestatori - «sciacallo» è la cosa più carina che gli è stata detta. Un po' perché come denuncia lo stesso Salvini - e tutto lo stato maggiore della Lega - «ci hanno tagliato i fili degli altoparlanti». Gesto insulso, se così sono andate davvero le cose. «Un vero atto di eversione, commesso dai soliti criminali dei centri sociali, che evidentemente preferiscono l'illegalità e la camorra alle regole ed al cambiamento. Nessuno dei teppisti era di Mondragone - sostengono i responsabili locali del Carroccio - la gente perbene della città ha ascoltato e applaudito Salvini». Insomma, tensione alle stelle, con spintoni e manganelli agitati per aria come ammonimento dalle forze dell'ordine. Contro Salvini sono state lanciate anche buste di acqua con il leghista che ha provato a smorzare un po': «Grazie così mi aiuti visto il caldo che fa» ha detto verso il lanciatore. Ma l'ironia non ha fatto breccia, anzi. Ci sono state almeno due cariche di alleggerimento di carabinieri e polizia: una per impedire che l'esile cordone che separava Salvini dalla folla venisse sfondato e ci è mancato davvero poco. L'altra per far andare via i leader della Lega letteralmente assediato, alla fine al di là della confusione non ci sono stati feriti. Detto questo quando arriva Salvini dalle nostre parti lo scenario è sempre lo stesso anche ai tempi del Covid. E chi gli ha chiesto se la sua non fosse una «provocazione nel venire in una zona rossa a fare comizi» ha risposto senza battere ciglio: «Siamo in democrazia e non si può impedire a nessuno di parlare». In linea di principio tutto giusto, nei fatti la bolgia di circa mille persone assembrate sotto un caldo torrido, con poche mascherine ha fatto saltare tutte le regole del distanziamento sociale unica arma contro il Covid e per difendersi in quella zona rossa. Una giornata nera sotto questo punto di vista anche perché mentre Salvini e la Lega facevano la loro parte in questa black comedy è arrivata la notizia dalla task force regionale di altri ben 23 contagiate nelle palazzine Cirio. In un contesto simile un po' di prudenza prima di annunciare la sua visita non avrebbe guastato. Chissà cosa avranno pensato - invece - italiani e non affacciati ai balconi delle ormai famosissime Palazzine Cirio di quel mega-assembramento con gente che si riempiva di insulti a vicenda davanti a decine di telecamere mentre loro sono in quarantena forzata.
 

Le due fazioni separate da pochi metri con gli anti-Salvini assiepati su un terrapieno, ma poi clamorosamente avvicinatisi all'ex ministro dell'Interno, e i leghisti attorno al loro leader a gridare «lasciatelo parlare i fascisti siete voi». Salvini ha cercato di dissimulare, ma l'umore era davvero pessimo e così sono arrivate parole di fuoco. «Volevo parlare con le persone per bene che sono tante e non meritavano quei quattro delinquenti che evidentemente preferiscono l' illegalità e la camorra». Il leader della Lega però non si arrende e promette di tornare e di mettere mano al problema dell'integrazione perché il casertano è terra di immigrazione. Il focolaio covid ha colpito palazzine popolari abitate in prevalenza da immigrati bulgari di etnia rom. «Vogliamo risolvere il problema come in altri comuni italiani, garantendo diritti agli italiani e agli immigrati per bene e allontanando tutti gli altri. Mi spiace che in una città civile come Mondragone ci siano alcuni teppisti che arrivano da Napoli e con la violenza cercano di impedire la soluzione dei problemi. Ma io sono un testone e qua ci torno perché Mondragone non sono quei quattro teppisti». 

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