Interporto Sud Europa, arrestato
patron gruppo Barletta: bancarotta

di Marilù Musto e Paola Perez

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Operazione «The Family»: i miltari del nucleo polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Caserta, su delega della Procura di Santa Maria Capua Vetere (procuratore capo Maria Antonietta Troncone e aggiunto Antonio D'Amato) hanno eseguito stamattina quattro misure cautelari nei confronti dei vertici di un noto gruppo imprenditoriale affidatario di lavori di realizzazione di importanti opere infrastrutturali di interesse pubblico.

Ai domiciliari Giuseppe Barletta, 74 anni, «dominus» dell'omonimo gruppo che ha realizzato, tra le altre opere, il Parco commerciale Campania. Detenzione in casa anche per Nicola Berti, 48 anni; obbligo di firma per Gennaro Mancini (68 anni) e Giuseppe Pisanti (69). Tra gli indagati anche il funzionario dell'ufficio comunale di Marcianise, Gennaro Spasiano.
 

La vicenda oggetto delle indagini riguarda le fasi di realizzazione dell'Interporto Sud Europa Maddaloni-Marcianise, completato solo nella parte commerciale. Il gruppo imprenditoriale, esposto per debiti per circa 130 milioni, avrebbe «svuotato» le casse facendo transitare liquidità presso altre società con sede anche all'estero.
 
​Gli indagati sono accusati di evasione fiscale, bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio. Nel corso dell'operazione sono stati sequestrati denaro, beni immobili e quote societarie per un valore complessivo di circa 28 milioni di euro. Sequestrato anche il profitto dell'affitto del cinema Cinepolis all'interno del centro commerciale Campania: il locale era stato dato in affitto alla società che gestisce il cinema.

«Per ora ci siamo fermati alle imprese e a Barletta, ma non escludo altri risvolti anche nel settore pubblico. Gli enti dovevano verificare i risvolti dell'accordo transattivo formalizzato nel novembre 2016 con il gruppo imprenditoriale», così in conferenza stampa il procuratore Maria Antonietta Troncone e l'aggiunto Antonio D'Amato
 

L'ordinanza cautelare si fonda su gravi indizi a carico degli indagati, coinvolti, a vario titolo e in concorso fra loro con altre persone, in bancarotta fallimentare e concordataria, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e di autoriciclaggio, nel periodo 2006-2016, relativamente alla gestione di sei imprese del Gruppo Barletta, al quale sono riconducibili circa 50 soggetti giuridici, anche esteri (con sede in Olanda e Austria).

Ai vertici aziendali si contesta di aver contribuito a creare uno stato di grave insolvenza a danno della Società Esecuzioni Appalti srl (ammessa a concordato preventivo nel 2016), del Consorzio Wterpokto Appaltf (ammesso a concordato preventivo nel 2016), del Consorzio Esecuzioni Speciali (dichiarato fallito nel 2017), della Società Europea di Partecipazione srl  (ammessa al concordato preventivo nel 2015) e della Mail Italia srl  in liquidazione (ammessa a concordato preventivo nel 2015), per svuotarne le casse, attraverso una serie di operazioni di finanziamento all'interno del gruppo a favore di altre imprese correlate, tra cui la società Agli Antichi Splendori (offerta quale garante dell'adempimento degli obblighi del concordato).

Secondo l'accusa, a partire dal 2006, il gruppo imprenditoriale Barletta, individuato dagli enti pubblici competenti quale soggetto attuatore dell'accordo di programma per la realizzazione dell'lnterporto di Maddaloni-Marcianise attraverso la costruzione del centro logistico intermodale e del centro commerciale Campania, ha messo in atto una strategia volta a far «scomparire» le liquidità di alcune società del gruppo che avevano gestito i progetti infrastrutturali e che nel tempo avevano e accumulato debiti tributari per oltre 130 milioni omettendo il versamento delle imposte.

La rilevante esposizione debitoria verso il fisco aveva indotto la Procura a promuovere, già nel 2015, il ricorso di fallimento nei confronti di tre società del gruppo. L'azione veniva, però, «paralizzata» con la presentazione di dilatori piani concordatari, garantiti nella loro fattibilità proprio dalle medesime imprese del gruppo, già benefìciarie dei flussi distrattivi.

Attraverso un esame delle movimentazioni finanziarie di tutte le aziende interessate alle procedure concorsuali, è stato possibile ricostruire tutta la strategia. Invece di pagare le imposte, venivano disposti bonifici per svariati milioni di euro a favore di altre imprese del gruppo a puro titolo di finanziamento, al solo fine di dirottare la liquidità per gran parte all'estero, sottraendo ogni risorsa finanziaria all'eventuale azione di riscossione coattiva da parte dell'erario. I flussi distrattivi -  oltre 36,7 milioni di euro - sono passati attraverso un sistema di scatole cinesi e ripetuti trasferimenti finanziari all'interno del gruppo per arricchire le casse delle società «forzieri», alcune delle quali collocate all'estero (in Olanda). Il gruppo ha così consentito la sopravvivenza di alcune società divenute proprietarie di consistenti patrimoni immobiliari, utilizzate per rinegoziare con il comune di Marcianise un'ulteriore progettualità di espansione infrastrutturale, sia al fine dell'ultimazione del progetto interportuale (mai terminato) che per l'ulteriore sviluppo dell'area commerciale.

Lo stesso gruppo imprenditoriale, attraverso una sua controllata, la società Ise (Interporto Sud Europa), ha infatti siglato uno specifico accordo transattivo, formalizzato nel novembre 2016, le cui obbligazioni, limitatamente alla parte assunta dal soggetto attuatore privato, anche grazie alla mancanza di adeguati controlli da parte dell'ente locale, sono risultate garantite da fideiussioni illecite.

Secondo l'accusa Barletta, amministratore di fatto dell'intero gruppo societario, è colui che ha definito le strategie criminose sopra descritte, individuando gli obiettivi, di volta in volta, da perseguire e impartendo specifiche direttive ai suoi stretti collaboratori; Nicola Berti, collaboratore di Barletta, è stato legale rappresentante di diverse società del gruppo, anche beneficiane degli ingenti flussi distrattivi, consapevole dell'intera strategia illecita posta in essere; Gennaro Mancini, già amministratore di diverse società del gruppo, in qualità di Presidente del Consiglio Direttivo del Consorzio Co.Ge.Ri., è indiziato di aver dolosamente permesso l'appropriazione indebita di rilevanti risorse finanziarie del consorzio (da destinarsi - tra l'altro - al ristoro dei soggetti espropriati) a favore di altre società del gruppo, permettendone anche l'autoriciclaggio; Giuseppe Pisanti, anch'egli fiduciario del Barletta, è indagato per aver dolosamente agevolato la bancarotta concordataria dell'allora holding di gruppo, Sep. 92 srl..

Oltre alle misure cautelari personali, è stato avviato il sequestro di beni per 28 milioni di euro che costituiscono il valore complessivo del profitto dei reati dolosi di bancarotta e tributari, sia direttamente sulla liquidità delle società beneficiane dei flussi finanziari, che, per i reati tributari e di autoriciclaggio, anche per valori equivalenti, sul patrimonio personale degli indagati. 

Tra i beni sequestrati vi sono anche le quote societarie della società la Piazza degli Svaghi srl, risultata essere il «forziere» del Gruppo Barletta ed essere nella disponibilità, di fatto, del suo dominus Giuseppe Barletta, sebbene formalmente controllata da due trust con sede in Nuova Zelanda. Società, questa, che detiene numerosi immobili siti nel Parco commerciale Campania, molti dei quali concessi in locazione a note multinazionali.

«L’Interporto Sud Europa Spa è estraneo alla vicenda che ha coinvolto questa mattina Barletta - si legge in una nota diffusa dalla società - le indagini condotte dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere e dalla Guardia di Finanza non riguardano la società Interporto Sud Europa spa. Abbiamo fiducia nell’operato della magistratura e ci auguriamo che si possa fare presto chiarezza su tutto». 
Giovedì 14 Marzo 2019, 08:26 - Ultimo aggiornamento: 15 Marzo, 10:06
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COMMENTA LA NOTIZIA
5 di 5 commenti presenti
2019-03-14 14:46:13
andate a vedere nei capannoni se entra la GdF non ne esce più
2019-03-14 10:57:50
Certo che adesso sono preoccupatissimi tra arresti e obbligo di firma. Alla fine Non vedranno un giorno di galera. E sotto copertura con nomi diversi continueranno il loro lavoro, sistema già collaudato
2019-03-14 09:34:57
Che scuorno!!!
2019-03-14 09:32:35
... la verità che in campania non sappiamo neanche rubare, come sanno fare al nord, da noi si ammazza l'opera/il malato, al nord lo tengono in vita per sempre e ci mangiano a vita(mose, pedemontane varie, e tav, ecc. ecc.)
2019-03-14 09:30:27
Un covo di puparuoli e ricettatori

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