Soldi per restituire armi o droga:
il retroscena dell'agguato ai nigeriani

Sabato 12 Settembre 2020 di Mary Liguori

Joe e Desmond di mestiere erano braccianti agricoli. Unità di una delle macrocategorie di immigrati che compongono la variegatissima finestra etnica rivierasca casertana. Per uno di loro la luce della «terra promessa», l’Italia, si è spenta giovedì pomeriggio, alle 18 in punto. Aveva solo trent’anni. L’altro, vero destinatario di quei colpi mortali, dovrà probabilmente allontanarsi al più presto perché ha visto troppo, sa troppo. Di lui si perderà quasi certamente ogni traccia nonappena le ricerche di chi gli ha sparato e ha ucciso il suo amico saranno concluse. Il responsabile della morte di Joe e del ferimento di Desmond è ancora a piede libero. Ma la sua cattura potrebbe essere questione di ore. Ha agito per vendetta, non sembrano esserci collegamenti con la criminalità organizzata per la sparatoria di due pomeriggi fa a Castel Volturno. Il ricercato è un bianco con un lungo elenco di precedenti sulla fedina penale. Curriculum criminale multiforme dal quale pare manchi solo l’accusa di camorra. Piccolo possidente terriero, aveva Joe e Desmond a busta paga, si fa per dire, ovviamente, in una zona dove il caporalato e il lavoro nero sono la regola, non l’eccezione. Proprio su quei campi dove Joe e Desmond zappavano dall’alba al tramonto per pochi euro al giorno, i due hanno trovato qualcosa che sarebbe stato meglio non trovare e che ha decretato la loro condanna a morte. Una busta. Dentro droga, forse armi. Chissà. Anziché tirar dritto e far finta di niente, come buon senso avrebbe imposto, Desmond quella busta se l’è portata a casa. Poco dopo il padrone del terreno, e di quella busta, si è accorto che il sacco non era al suo posto e ha passato in rassegna i braccianti, uno per uno. E forse sotto la minaccia di levar loro anche quel misero sostentamento che viene dalla terra, non ci avrà messo molto a sapere il nome del «colpevole» del furto. 

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E infatti, nel pomeriggio, forse insieme a un complice, si è presentato a casa di Joe e di Desmond, dove viveva anche un terzo uomo, anch’egli nigeriano, e ha chiesto indietro il maltolto. Desmond ha confermato che la busta l’aveva lui, ma anziché restituirla ha detto al «padrone» che gliel’avrebbe ridata solo in cambio di duemila euro. L’uomo ricercato per l’omicidio di Joe e il ferimento di Desmond dev’essere un tipo poco incline al compromesso. Lo dimostra il fatto che, qualche ora dopo quello che gli sarà sembrato un affronto intollerabile, ovvero il tentativo di «estorsione» di Desmond, è tornato in quella casa. E ci è tornato armato. Ha fatto fuoco più volte e si è lasciato dietro un morto e un ferito. Si è salvato, ma è scappato chissà dove, il terzo coinquilino. I proiettili non hanno lasciato scampo a Joe che, nel tentativo di estorsione ai danni del bianco, pare non abbia avuto ruolo alcuno. Irregolare in Italia, era incensurato. È sopravvissuto, se l’è cavata con una ferita a una gamba, Desmond che, con una vistosa ingessatura, è dall’altra notte sotto il fuoco delle domande dei carabinieri. Ché, ormai, hanno chiari dinamica, movente, autore della sparatoria. 
 


Castel Volturno è una polveriera
e un episodio di questo tipo non può non suggestionare, perché rievoca atroci scenari di contrapposizione tra la camorra locale e gli immigrati. Scenari che, proprio nel mese di settembre, dodici anni fa, produssero una pagina tra le più buie della storia recente del Sud Italia. La strage dei ghanesi. Ma quella di giovedì è un’altra storia. È una trama figlia di degrado e sopraffazione, di complicati e fragili equilibri, di illegalità normalizzate ma, questa volta no, priva di profili etnico-razziali e di frizioni criminali. Al momento, è questo il quadro dentro il quale si fissano le indagini della Dda delegate al Nucleo operativo di Mondragone. Sullo sfondo, senza implicazioni, le recenti evoluzioni domiziane della camorra. Sottotraccia si muovono soggetti che un tempo rispondevano al capoclan Bidognetti. Che aspettano impazienti l’imminente scarcerazione di un pezzo da novanta per ricompattarsi intorno a un leader che, sul Litorale, manca da anni. 

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