La stesa rompe la tregua tra clan
Scontro per cemento e droga

Giovedì 17 Dicembre 2020 di Mary Liguori
La stesa rompe la tregua tra clan Scontro per cemento e droga

I colpi di pistola esplosi contro casa di Mariagrazia Lucariello, a Succivo, potrebbero essere le prime scintille di un fuoco che cova sotto la cenere da mesi. 
La camorra, nell’area atellana, potrebbe stare attraversando una fase di scosse di assestamento dopo l’arresto, appena due mesi fa, di un gruppo di spacciatori apparentemente svincolati dal crimine organizzato. «Apparentemente» perché, come è ovvio, nessuno prende e vende droga senza il benestare di ‘o sistema e neanche nell’agro aversano, in quei comuni che fanno da cerniera con la virulenta provincia a nord di Napoli, le cose vanno diversamente. E non è detto che solo la droga abbia innescato la miccia. Da queste parti, come insegnano le inchieste, il bello e il cattivo tempo i clan lo fanno sulla base del cemento, degli appalti, dell’edilizia.
Indaga la Dda di Napoli, sulla stesa di Succivo. Fascicolo nelle mani del sostituto procuratore Vincenzo Ranieri che coordina i carabinieri della compagnia di Marcianise, diretti dal capitano Lucio Pellegrino. Gli stessi che, a ottobre, hanno scompaginato il gruppo «indipendente» dei Milone, organizzatissimi spacciatori che avevano contatti con broker albanesi, trattavano con gli Scissionisti del clan Pagano per i rifornimenti e gestivano un business da 25mila euro al giorno con cabina di regia a Melito e piazza di spaccio nell’enclave napoletana di Orta di Atella. Dopo la loro uscita di scena potrebbero esserci state delle frizioni per la gestione delle piazze, ma anche il tentativo di «terzi» di mettere mano su quella ghiotta fetta di torta che va da Orta a Cesa e passa per Gricignano d’Aversa e sfiora Marcianise. Ipotesi sulle quali indagano i magistrati dell’Antimafia che oggi, al più tardi domani, ascolteranno la donna che vive nella casa bersagliata dai colpi. 
Un interrogatorio che, in casi come questi, non si carica di grandi aspettative: è più un atto di routine che difficilmente fornirà elementi utili alle indagini. Ché, come è noto, chi del sistema fa parte è nel sistema che cerca «giustizia» e se di sistema si tratta la «risposta» non tarderà ad arrivare. E non ci sarà collaborazione alcuna da parte delle vittime. È facile ipotizzarlo visto il profilo di Mariagrazia Lucariello (nella foto) che non ha «seguito» il fratello pentito, Orlando, nel programma di protezione, ma ne ha seguito a quanto pare le orme criminali tanto da finire, nel 2017, nella ristretta cerchia di donne confinate in alta sicurezza. Fu accusata di avere organizzato in Versilia una colonia del clan dei Casalesi, fazione Russo. I pm della Dda di Napoli le contestarono, tra le altre cose, anche le minacce ad Angelo Autiero, esponente dell’omonimo gruppo camorristico, avvicinato dagli uomini della Lucariello perché aveva osato rimproverarne un nipote. A Viareggio, la Lucariello, per conto del clan Russo teneva in pugno diversi imprenditori toscani. Suo fratello Orlando si pentì a marzo del 2012, dopo il coinvolgimento nell’inchiesta sulla lottizzazione abusiva a Orta di Atella. 
Ha testimoniato, con sorti varie, in diversi processi di camorra, ma anche contro l’ex prete esorcista Michele Barone. Ha ammesso d’essere stato, per lungo tempo, il trait d’union tra la mala e la politica della zona ed è stato tra i principali accusatori dell’ex sindaco Angelo Brancaccio che avrebbe concesso alle ditte in odore di camorra di prendere parte al cosiddetto «sacco» di Orta di Atella, una colata di cemento sulla quale avrebbero banchettato le cosche casertane e quelle giuglianesi. 
La Lucariello, che anni fa fu coinvolta anche in un procedimento sulle corse di cavalli truccate all’ippodromo di Aversa, nel programma di protezione che viene proposto ai parenti dei collaboratori di giustizia, non c’è mai entrata, ma è rimasta accanto a suo marito, Salvatore Mundo (nella foto), attualmente detenuto e ritenuto altro elemento di spicco della malavita casertana. Con questi presupposti, è chiaro che ora è massima allerta sull’area atellana anche perché, col Natale alle porte, la crisi e il virus, non è doma la camorra che potrebbe spingere per il pizzo «canonico» di fine anno su commercianti già messi alle corde dai mesi di chiusura forzata e dalla riapertura condizionata dalle misure di contenimento. Una polveriera pronta a esplodere al minimo movimento del sismografo criminale. La stesa, dunque, potrebbe innescare pericolose reazioni a catena. 
 

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