Stipendi d'oro, ma non erano dovuti:
bufera sui manager del Consorzio

di Mary Liguori

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Sfiora il milione di euro il danno erariale che la Procura della Corte dei Conti ipotizza a carico dei vertici del Consorzio Idrico di Bacino. E mancano all’appello almeno altri due milioni per gli anni precedenti il 2014, soldi che in ogni caso non saranno recuperati per sopraggiunta prescrizione. La magistratura contabile accusa presidente e cda del Consorzio di aver percepito stipendi e indennità non dovuti nel periodo compreso tra il 2014 e il 2019. Venti inviti a dedurre sono stati notificati dalla guardia di finanza, nucleo di polizia tributaria diretto dal colonnello Luca Cioffi, ai dirigenti che il vice procuratore generale Ferruccio Capalbo ritiene responsabili del danno erariale. Parliamo di Pasquale Di Biasio, presidente del Consorzio, del suo vice, Carmine Palmieri, e degli ex componenti del Cda componenti Francesco Cervo e Felice Del Monaco. Avviso anche al presidente dell’assemblea, Giancarlo L’Arco. L’indagine parte dal principio secondo cui le prestazioni di ciascuno di loro avrebbero dovuto essere erogate a titolo gratuito. Per questa ragione, già nel 2017, alcuni parlamentari scrissero alla Prefettura chiedendo chiarezza rispetto alle indennità percepite dal management del Consorzio. In quell’occasione, il presidente Di Biasio inviò una nota in cui insisteva sulla legittimità delle erogazioni. Secondo la Corte dei Conti, invece, la convinzione che le erogazioni fossero legittime è «gravemente e colpevolmente erronea, alla luce del chiaro quadro giurisprudenziale consolidatosi fin dal luglio del 2014». Gli avvisi a dedurre hanno raggiunto il direttore generale Giuseppe Farbo, l’ex membro del cda Carlo Sorrentino, ex del Cda, Vitaliano Ferrara, Domenico Iovinella, Biagio Lambiase, Maurizio Paolella, Michele Scirocco, Giovan Battista Valentino, Cesario Villano, Marco Zanfagna, Domenico D’Agostino, Carlo Benincasa. Devono, secondo la Corte, restituire il denaro percepito anche i revisori Immacolata Lama, Vincenza Piccolo e Vincenzo Piscitelli. Quest’ultimo, un anno fa, scrisse al Prefetto invocando il commissariamento del Consorzio alla luce di quella che, a suo avviso, era una gestione poco trasparente dei bilanci. Per la Corte dei Conti anche Piscitelli ha percepito denaro che non gli era dovuto. A ogni modo, tutti loro hanno 45 giorni di tempo per produrre atti a discolpa. 

La storia recente del Consorzio Idrico, che ha sede nell’area ex Saint Gobain di Caserta, è puntellata di veleni e vertenze e dubbi sulla corretta gestione del denato proveniente dai cittadini. Due anni fa, la Provincia di Caserta, che aveva una quota di partecipazione nel Consorzio, dovette rinunciarvi in seguito al dichiarato dissesto finanziario. Il Consorzio Terra di Lavoro si finanzia con le utenze idriche pagate dai cittadini dei comuni soci, tutti in provincia di Caserta, e gestisce il ciclo delle acque per conto degli Enti locali. Le nomine di presidenza e consiglio d’amministrazione sono decise dai delegati dei comuni. La normativa della gratuità dei compensi è alla base del rapporto con il management del Consorzio, che fu costituito tra vari Comuni e la Provincia di Caserta con lo scopo di gestire il servizio idrico integrato di numerosi Enti locali del Casertano, nonché per la gestione del sistema acquedottistico realizzato dalla Cassa del Mezzogiorno e consegnato, fin dagli anni Sessanta, al preesistente Consorzio per l’Approvvigionamento idrico di Terra di Lavoro.

Il presunto danno erariale oggetto di contestazione è la somma delle indennità percepite dai manager negli ultimi quattro anni. Nel dettaglio il presidente Di Biasio, Palmieri, L’Arco e Sorrentino hanno ricevuto 117mila euro ciascuno; Cervo e Del Monaco 113mila; Lama, Piccolo e Farbo 40mila; Iovinella, Lambiase, Paolella, Scirocco, Valentino, Villano, Zanfagna, D’Agostino, Benincasa e Ferrara 3700.
 
Mercoledì 12 Giugno 2019, 07:00
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