Sulle terre della Reggia di Caserta
torna la vendemmia del Pallagrello

l'ingresso che porta alla vigna di san silvestro
l'ingresso che porta alla vigna di san silvestro
di Lorenzo Iuliano
Domenica 18 Dicembre 2016, 09:00 - Ultimo agg. 10:44
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CASERTA - Dopo il vino degli antichi Romani a Pompei, dai fasti del passato tornerà anche il vino dei Borbone alla Reggia di Caserta. Sarà recuperata l’antica vigna di San Silvestro, nell’area dove fu catalogato per la prima volta il vitigno autoctono del pallagrello, bianco e rosso, allora chiamato piedimonte, e che oggi rientra nel marchio Igp «Terre del Volturno». La zona si trova all’interno dell’oasi Wwf di San Silvestro e fa parte del sito Unesco casertano, accanto alla più famosa vigna del Ventaglio di San Leucio, che dalle visure catastali però appartiene ormai ai privati, anche se alcuni storici locali ipotizzano una proprietà del Comune. Entrambe sono abbandonate da decenni, ma ora il pubblico si mostra più lesto, visto che la sovrintendenza speciale di Palazzo Reale domani pubblicherà la manifestazione d’interesse per la rinascita del sito storico, preparata dal responsabile del Parco reale, Leonardo Ancona. Lo ha annunciato sul suo profilo Facebook il direttore Mauro Felicori: «Avremo il pallagrello della Reggia. Al centro del bosco di San Silvestro, sopra il parco, c’è un’area di un paio di ettari dove i Borbone avevano una vigna. Lunedì pubblichiamo l’avviso per sapere chi è interessato a ripiantarla e a produrre i vini originari».
L’iniziativa è rivolta innanzitutto agli imprenditori. Prevista una concessione di 15 anni e un canone di 2mila euro l’anno da versare nelle casse del monumento vanvitelliano più una serie di royalty sulle future vendite. Saranno impiantate solo uve di pallagrello, con quell’acino perfetto, elegante e degno della regalità del luogo. Il brand delle bottiglie è già deciso: il vino si chiamerà «Reggia di Caserta». 

Si apre così la sfida con l’altro colosso dei beni culturali campani, Pompei. Tra i primi a commentare il progetto è Pietro Mastroberardino, della storica famiglia di viticoltori irpini. Proprio la sua azienda ha ricevuto già nel 1996 l’incarico dalla sovrintendenza di ripristinare la viticoltura e ne è nato il rosso pompeiano Igp Villa dei Misteri. Inoltre ha dato inizio anche al progetto del «Vino della dieta mediterranea» a Pollica, un piano di ricerca, formazione e valorizzazione della «vitis vinifera». Mastroberardino però avverte: «Quello della Reggia è un progetto interessante. Sarebbe opportuno un approfondimento prima di entrare nelle fasi operative, come abbiamo fatto nel caso di Pompei vent’anni fa e in quello ora in fase di avvio a Pollica». Indagini storiche e studi botanici contribuiranno a inquadrare al meglio la futura disfida. 

La viticoltura era di casa per i Borbone. Erano ben sette le vigne del re, la più emblematica quella del Ventaglio, che prende il nome dalla forma unica. Quella di San Silvestro invece era rettangolare, divisa in quadranti, dove trovavano posto diverse varietà del Regno delle Due Sicilie. Ma l’unica campana era appunto il pallagrello, riscoperto in epoca recente da Peppe Mancini e Manuela Piancastelli. Filari anche esteticamente superbi, per rispondere al concetto del «bello vedere» cui si ispira tutto il complesso vanvitelliano. In origine la Vigna di San Silvestro si estendeva almeno per 8 ettari, ma il bosco nel corso dei secoli ne ha occupato gran parte e oggi sono due gli ettari che potranno essere recuperati. La nuova iniziativa s’inserisce nella strategia disegnata da Felicori: legare il monumento alle eccellenze produttive del territorio, creare identità e un «marchio Caserta» capace di essere motore di rilancio per tutto il tessuto locale. È la logica che ha ispirato la concessione degli spazi delle Cavallerizze al Consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana Dop ed è il leit motiv del piano di realizzazione di un ostello della gioventù nell’ex convento dei Passionisti. Per bere il primo vino della Reggia di Caserta, però, tra impianti e vendemmia, occorrerà attendere almeno cinque anni.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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