Tam Tam Basket, dalle esclusioni al sogno:
​«Ora è necessario lo ius soli»

Venerdì 28 Gennaio 2022
tam tam basket

Gabriel vuole diventare avvocato, Jordan stilista, Jeffry sogna di approdare in Nba e magari nella nazionale italiana di pallacanestro, Blessing voleva fare la modella ma ora sta pensando di darsi seriamente alla palla a spicchi.

Sono i ragazzi della Tam Tam Basket di Castel Volturno, la squadra formata da adolescenti nati in Italia da genitori immigrati perlopiù nigeriani o ghanesi, che non hanno però cittadinanza; un team più volte escluso - è accaduto nel 2017 e poi qualche mese fa - dai campionati federali proprio perché composto quasi interamente da ragazzi che per legge sono stranieri, anche se italiani a tutti gli effetti, e che vi è rientrato solo in seguito di campagne social e di stampa avviate con fatica dal coach del team, Max Antonelli, e all'interessamento di pochi parlamentari come Michele Anzaldi, che hanno persuaso la Federazione Basket a cambiare norme e concedere deroghe per permettere ai giovani della Tam Tam di praticare lo sport a livello agonistico.

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«Ma è necessario lo ius soli» ribadisce Antonelli. Una storia di umanità e perseveranza - solo da un annetto la squadra ha avuto in gestione dal Comune una palestra - che è stata raccontata dal docufilm dal titolo “Tam Tam Basket. The Dream Team”, girato dall'emittente del Qatar Al Jazeera e proiettato in anteprima mondiale al teatro Sant'Aniello di Castel Volturno. I ragazzi della Tam Tam sono quasi tutti nati tra Castel Volturno e Napoli, parlano un italiano perfetto e anche lingue come inglese o francese; sognano in grande ma ogni giorno, dalla scuola ai trasporti, devono incontrare mille ostacoli materiali e non visto che non sono cittadini: la legge concede tale status solo con la maggiore età e neanche in modo automatico.

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Intanto ora hanno il basket come strumento per esprimersi. «Senza il basket non so come sarebbe andata la mia vita» dice il 16enne Karim Moustapha, che gioca nell'Under16, e che ancora ricorda i tempi in cui «andavo alle elementari e alle medie con mia sorella ed eravamo gli unici neri; gli altri ragazzi ci isolavano o qualche volta ci insultavano»; Karim non parla di razzismo ma più di «disinteresse della comunità verso di noi, come se non esistessimo; e così ci siamo sentiti quando la Federazione Basket ci ha escluso qualche anno fa dai campionati nazionali perché non rispettavamo la regola dei due stranieri per squadra. Ci siamo rimasti malissimo, non riuscivamo a capire».

L'adolescente ancora ringrazia l'head coach Max Antonelli, ex campione della Virtus Bologna. «Max - dice Karim - ci ha dato la forza di crederci e di andare avanti». Blessing ha 14 anni e gioca nel team Under14 femminile, da poco creato. «Sono andata all'asilo come le bambine italiane, vado a scuola ma sento sempre di non essere parte di questa comunità. Il basket mi ha salvato». Gabriel è nell'Under14 e non ha cittadinanza; «la Tam Tam ci fa sentire al centro dell'attenzione, un giorno vorrò fare l'avvocato per aiutare i ragazzi che vivono nella mia situazione».

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Il 19enne King, dell'Under18 e con cittadinanza, studente dell'accademia delle belle arti di Napoli, dice invece che «non saremo mai italiani al 100%, ma intanto siamo riusciti a fare qualcosa di storico, visto che tutti parlano di noi». Nel docufilm coach Max Antonelli, che qualche anno fa venne a Castel Volturno con alcuni amici «per provare a restituire alla collettività tutto ciò che il basket mi ha dato», racconta di come è iniziata l'avventura Tam Tam: «Incontrai una trentina di studenti di Castel Volturno, metà erano italiani, ma solo quelli stranieri accolsero l'invito di venire a giocare a basket, pur dovendo fare anche chilometri a piedi o in bici, passando in strage e luoghi degradati, per raggiungere il campo. E ora anche i ragazzi italiani cominciano a venire».

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